Slowthai – Doorman feat. Mura Masa

Un vero e proprio dynamic duo. L’unione tra un astro emergente del grime made in uk – Slowthai – e un già affermato, seppur giovane, produttore elettronico – Mura Musa – non poteva che essere peculiare matrimonio. Il rap scorre come acqua sull’asfalto londinese e solca in maniera devastante chi ascolta. La base è un misto di progressive punk che non lascia seduti sulla sedia. Il rapper di Northampton sputa barre che raccontano di serate di ordinaria follia tra lusso ed estrema concretezza. La figura del “Doorman” è la chiave di volta tra le due visioni opposte. 

“Doorman, let me in the door/Spent all my money, you ain’t getting no more.” 

La speranza speranza e che questi pochi minuti possano moltiplicarsi. Abbiamo necessità di tanta voglia e genio creativo.

Octavian – SPACEMAN

Realismo inglese. Octavian distrugge le aspettative di qualsivoglia progetto del 2018. Mette la parte più cruda di sé in ogni traccia, lavora con i suoni per “far ballare” i suoi pezzi nei club e non ha paura di parlare a cuore aperto con la madre. L’impatto di SPACEMAN è confusionario, ma senza essere dispersivo. Le basi cariche e mai banali sono il letto del suo potente fiume espressivo. L’accento del sud-est londinese calca le tematiche grime, credibili e lavorate con cura. I compagni scelti per i feat arricchiscono con tono quello che, poi, sembrano essere i migliori brani.Una mezz’ora abbondante di tripudio electro grime (coniato seduta stante) che rende giustizia al rapper inglese in tutto e per tutto. Ha abbandonato tutto nella sua, seppur giovane, vita per questo. Scelta vincente, seguire il talento.

Tracce preferite: Sleep, Break that, Move tester, Lightning.

Joey Purp -QUARTERTHING

Le capacità camaleontiche che dimostra in questo album Joey Purp sono spiazzanti. Ad un primo ascolto è difficile capire cosa si sta ascoltando per davvero. Spaziare in così tanti flow, basi e suoni è sinonimo di talento e opportunismo oppure un simbolo di poca concretezza e visione collettiva? Spazzati via i dubbi, quando la voce e la musica passano in cuffia per la seconda volta, è molto semplice arrivare alla conclusione. Lavoro eccezionale, ai limiti dell’impeccabile. Senza subirne l’urto si salta da chitarroni e batteria da band alla cassa dritta e bassi devastanti. Incredibilmente moderno. I testi parlano di una Chicago diversa dal quella Drill e caratteristica della nomea di Chiraq. Frasi semplici ma caratteristiche. Sogni e qualche racconto di vita non semplice. La, anche, innata capacità di rendere godibile parole sconclusionate in rima. Senza un vero significato. QUARTETHING rappresenta per il rapper classe 93′ un bel distacco dal passato artistico, un percorso simile a quello che è stato di Vince Staples con Big Fish Theory. Esperimento riuscito che lo colloca nel girone di chi ce l’ha fatta. Rap consistente e sperimentazione. Finalmente.

Tracce preferite: Hallelujah, Look at my wrist, Fessional/Diamonds dancing, Karl Malone.

Intervista con Louis VI

Un’intervista* che ha i connotati di una chiacchierata amichevole. Louis con gentilezza e mettendosi a disposizione ha risposto in maniera entusiasta ad alcune mie curiosità, più che vere domande. Alcuni termini, quelli più colloquiali, non li ho voluti tradurre. Rimandano in maniera concreta a quella che è stata l’atmosfera del nostro scambio “epistolare moderno”. La speranza che nutro per la definitiva consacrazione di quest’artista è quella del più comune amico e coetaneo.

Louis Butler (aka Louis VI, ndr) è un musicista londinese, con un passato già forte all’attivo. Il suo ultimo album “Sugar Like Salt” ha riscosso subito i favori della critica e l’ha portato a programmare le sue prime esibizioni nella capitale inglese. Stile inconfondibile e senso ironico invidiabile.

Eugenio: Vorrei iniziare con il tuo recente brano con Mick Jenkins, Jazz got me. Secondo me, lasciami dire, questa canzone è il perfetto risultato della tua musica: un po’ di jazz e un po’ di hip hop. Recentemente, inoltre, ho letto una tua intervista con EZH (magazine di Jazz culture, ndr) dove fai una classifica dei tuoi dischi jazz preferiti. Quindi mi sorge spontaneo, quanto la tua musica è jazz e quanto è hip hop?

Louis: Grazie tante man, sono contento che il pezzo ti sia piaciuto. Non so dove l’hip hop finisce e il jazz inizia, sai la linea è così indistinta. Essendo onesti, non penso tu possa separare le due cose. I generi musicali dovrebbero aiutarci a definire e trovare relazioni tra le cose che ci piacciono, ma per me un migliaio di  generi differenti confluiscono nella mia musica, c’è il blues, il rock, un po’ di gospel, neo-soul. Davvero tante cose mi hanno influenzato, chi può dire se questa parte è jazz e quell’altra hip hop. Penso che sia la bellezza di entrambi questi generi in particolare, l’unica definizione che gli si addice è che sono sempre e costantemente in ridefinizione.

E: Certamente è così. Parlando invece di Lonely Road of the Dreamer (suo penultimo album, ndr), l’ho trovato un lavoro davvero profondo (sa a livello lirico che musicale) e riflette, secondo me, la tua sensibilità e capacità di emozionare. Lo dico perché al primo ascolto sono rimasto meravigliato dal mix di suoni e la tua voce. La mia opinione è giusta?

L: Nah bro, non sono affatto un ragazzo sensibile ahah! Ho fatto tanti errori nella mia vita, ma non ho rimpianti, forse, credo di essere un ragazzo emotivo. Penso lo siano tutti gli artisti no? Dobbiamo essere capaci di essere empatici ad un livello estremo per essere capaci di fare musica che qualcuno senta realmente. Capisci cosa intendo? Alla fine, però sì, hai ragione, il mix di suoni e voce penso provenga da me che provo ad esprimere me stesso in qualsiasi forma mi sia possibile.

E: Allora sei bravo a fare finta! So che sei anche un produttore, pensi sia necessario per essere credibile nella musica che fai? Questa tua abilità ti ha aiutato nel lavoro con Mick Jenkins, che è anche lui un producer?

L: Al 100% amico. Essere anche un producer significa guardare alla musica nell’insieme, ed è per questo che mi piace così tanto, non provo a dire le cose solo con le parole capisci? Le parole incontrano le basi e viceversa. Magari questo rende tutto il processo più lungo, però significa anche non avere restrizioni. Anche quando lavoro con un altro producer, cambio e arrangio il beat per renderlo sempre conforme all’idea che ho in testa. Sono davvero grato per questa cosa e non separerei nulla dall’insieme.

E: UK e Londra in particolare possono sicuramente offrire tanta ispirazione, ma non pensi che gli USA sia un miglior terreno dove coltivare la tua musica? Intendo dire che quando pensi al rap in UK, la prima risposta è il grime!

L: Vero, ma gli artisti grime mi hanno dato davvero grande ispirazione. Ricordo quando iniziai, avevo 14/15 anni, e c’erano rapper come Skepta, Wiley, Chipz, JME, Ghetts, D Double E non hanno mai abbandonato la scena. Tutti loro, in tutti questi anni ancora sono qui, da quando io non ero nemmeno in programma di nascere e nessuno, aldilà di poche persone a Londra, li conosceva. Adesso è una cosa globale. Arriverà anche il mio tempo, devo solo essere incredibilmente convinto e non fermarmi davanti a nulla. Comunque, la mia città natale mi ha dato tanta ispirazione ma alcune volte è davvero un posto buio (artisticamente e non solo ahah) e sovente hai bisogno di cambiare aria e prenderti una pausa prima di incominciare a pensare in maniera negativa e pessimista. Gli USA sono stati un posto, appunto, dove poter cambiare aria e davvero sono stati un luogo dove, non solo lavorare sulla mia musica, ma anche migliorare come persona. Ho imparato tanto riguardo me stesso e, so che suona sdolcinato, ma ho imparato ad amare chi sono solo a Brooklyn per la prima volta. Ero poi davvero entusiasta di portare la mia musica lì, dove tutto gira intorno all’hip hop essendone la madre patria. Sapevo che se avessi ricevuto approvazione e props dagli esperti e veterani del genere avrei avuto la conferma di star facendo qualcosa di buono.

E: Per quanto conta, la mia approvazione c’è. Ultima domanda. Cercando di non parlare solo di futuro, dato che credo che stare nel presente abbia più valore, come stai vivendo questo periodo della tua vita? Dove pensi sia il tuo posto in questa industria musicale sempre più veloce e affamata di novità?

L: Man stare nel presente è difficile, ma so essere importante. Tutto succede nel presente se pensi a quella cosa. Quindi facendo del tuo meglio oggi  il futuro sarà automaticamente migliore? Ahah!! Fam ora come ora, sto vivendo giorno per giorno e contando le ore per il mio primo show il 27 Settembre a Londra (svoltosi e posso assicurare grazie a testimonianze video, andato alla grande, ndr). Davvero non vedo l’ora di esibirmi. Ironicamente è uscito il mio nuovo album e le persone parlano con me come se avessi una marea di soldi e come se fossi un artista già affermato ma, amico mio, sono completamente all’opposto, senza un soldo da far schifo, ahaha. Alla fine, mi sto godendo la vita mentre il mio album è fuori, a Londra fa caldo e tutta la gente è ubriaca, felice e suona esibendosi dalle finestre delle loro case… davvero un bel periodo da vivere. Faccio musica nuova tutto il tempo e sto pensando di trasferirmi, è un periodo di transizione e io devo solo sbrigarmi, raccogliere le energie positive e sperare che tutto vada bene. Se c’è per me un posto nell’industria musicale? Assolutamente si e se non c’è ne creerò uno io! Ecco perché il mio brand si chiama #MisfitMafia. Io sono un Misfit, che fa musica, che parla di sé stesso. So che ci sono milioni di persone nel mondo che sanno che significa essere un outsider o che sanno di essere diverse. Alle persone, poi, sembra piacere un sacco il mio nuovo progetto, quindi sarà vero ciò che dico? Ahahah

*Intervista svoltasi tra il periodo precedente e successivo all’uscita del suo ultimo album (giugno 2018) e terminata nella traduzione e rifinitura nei giorni successivi al suo primo show (29 settembre 2018)

-Original lenguage interview-

 Recensione “Sugar Like Salt”

Why Khaliq – Clearwater ep

Cercare qualcosa di nuovo in quello che si fa quotidianamente è sempre un apprezzabile sforzo. Un Ep con suoni diversi, dal carattere impulsivo è quello che Khaliq ha creato. Gioia per le orecchie. 5 tracce salvifiche. La capacità di intrattenere l’ascoltatore con salti tra vari flow e virate inaspettate genera curiosità e dipendenza. La sua voce, che colpisce anche ottimi acuti, si fonde con le produzioni. Un vestito su misura per il suo matrimonio musicale. I toni dei testi sono più leggeri e smorzano in parte quelli dei suoi classici lavoro, non scadendo però nella banalità (diktat del 2018). Banger, intro ricercato e un po’ di celebrazione. 13 minuti che scorrono via senza esitazione. I secondi e terzi ascolti vengono via come acqua. CLEARWATER, grazie Why Khaliq.

Tracce preferite: tutte le 5

Louis VI – SUGAR LIKE SALT

Stiloso. Anche un po’ “fighetto”. Se non si conosce il personaggio lo si potrebbe pensare. Il primo vero progetto di Louis VI trasuda jazz hip hop da tutti i pori. E non potrei esserne più felice. Ci troviamo in terra inglese, Londra la base dell’artista. L’album, ad onor del vero, è stato prodotto e registrato quasi interamente negli USA, nei pressi di LA e New York. Per le mie coordinate ci siamo. Ammalianti i suoni e gli strumenti adoperati. Non bisogna essere amanti del genere per apprezzare. Basta davvero solo quello che dei 5 sensi ci aiuta a poter ascoltarla, la sua musica. Mai banale. Un sorprendersi continuo, così come l’arte del jazz insegna. E le mille superfici della musica elettronica spiegano. A questo punto si può pensare che i testi non siano all’altezza, che il suo flow non sia altrettanto valido. Eppure non è così. Maturità invidiabile nei testi. Impegno sociale. Stile personale nel rap. Cavalca il tempo con la voce, è il suo strumento in più. Aggiunge collaborazioni che avvalorano e non coprono mai. Il titolo è un inno alla dualità della vita. Dolce come il sale. Come le due anime che si confrontano nell’ora di ascolto. Hip Hop e Jazz. Inghilterra e USA. Con più fantasia di quella che riesco a liberare io potete trovarne altre. La musica vi accompagnerà nel pensiero e non ne potrete fare a meno.

Tracce preferite: Thurgood, Jazz Got Me, Floatin, Poison Love.

Og lenguage https://www.dropbox.com/sh/smcmsza820rmgk5/AADdA96CtsY5H14gesXFIDzTa?dl=0

Reeves Junya – the Internet changed my life

Tutta la poliedricità di Reeves è in questo disco. Cantante, rapper, produttore, regista e designer. Il rapper del Minnesota si trasforma e muta ogni qualvolta ne sente il bisogno. La stessa impressione si ha per il suo ultimo lavoro. Parte con del consistente rap. Fa una carezza all’R&B. Attraversa sonorità nuove e metriche alla “soundcloud rapper”. Piacevolissimi sono i ritornelli cantati con la sua voce. Un lavoro personale che non poteva lasciare spazio a collaborazioni vocali. L’art work della copertina dell’album riesce a cogliere tutte quelle che sono le contraddizioni del mondo online. Nei testi ne affronta le tematiche, saggiamente senza scadere nella scontatezza. A 25 ha la maturità giusta per coglierne il meglio. Mi ha colpito grazie alla sua consistenza e alla sua varietà. Non credo entrerà troppe volte ancora nelle mie cuffiette ma un paio di ascolti attenti li merita. Io non ho trovato quella personalità che mi ha folgorato (a livello musicale naturalmente). Per voi potrebbe essere diverso, potrebbe cambiarvi la vita.

Tracce preferite: Mad at me, the black Steve Jobs, the best Revenge.

Intervista con ELUCID

360°. Chaz Hall, in arte E L U C I D, è un artista a tutto tondo. Se fosse possibile anche di più. Rapper e produttore tra il Queens e Brooklyn con una storia musicale che parte molto da lontano, dalle chiese e i canti gospel e che negli anni si è sempre esposto nella lotta razziale americana. Negli ultimi due anni, anche se il suo esordio musicale risale al 2002, due eccelsi lavori da solista lo portano a riscuotere un notevole successo. Entrambi gli infatti sono stati valutati con più di 7.5/10 da Pitchfork, uno dei più autorevoli webzine in ambito musicale.

Grazie alla sua incredibile disponibilità mi ha catapultato nel suo mondo. Condividere lo scambio tra noi avvenuto, un grandissimo piacere.

Eugenio: Ciao E L U C I D, partendo dal tuo ultimo lavoro, credo sia un capolavoro ma non semplice da capire e ascoltare. Personalmente, mi ci sono voluti 4 approfonditi ascolti per avere una buona visione generale del tutto. Non credo lo sia, ma è un tuo obiettivo quello di creare musica così difficilmente “digeribile” durante il tuo processo creativo?

E L U C I D: No, il mio obiettivo non è quello di fare musica “pesante” ma è per me più importante che sia onesta. I suoni e le strutture delle canzoni che scelgo per le mie produzioni sono semplicemente quelle che sento più mie. I miei testi catturano le conversazioni e il “pensiero libero” che vengono fuori durante la creazione dei miei lavori.

E: Puoi spiegarmi come nasce il nome dell’album (Shit Don’t Rhyme No More ndr.)? È completamento diverso dal concept e dallo scenario del tuo precedente disco (Valley Of Grace, ndr.), secondo me. Qualcosa è cambiato nella tua vita vero?

E L U C I D: Il mio ultimo lavoro è la precisa localizzazione di dove sono adesso. Valley Of Grace è stato scritto e prodotto tra Johannesburg e Città del Capo, Sudafrica, in circa due mesi. L’ho poi registrato una volta tornato a casa negli Stati Uniti. Da allora mi sono sposato, mio figlio è nato 11 mesi più tardi e mi adesso sto capendo come muovermi in una realtà completamente diversa. Le vecchie regole e i trucchetti per rendermi la vita più semplice non hanno più tanto effetto in questo mio nuovo mondo. Canzoni come Rick Ross Moonwalk e Round The Sun sottolineano a pieno questo cambiamento, non solo nel contenuto ma piuttosto nella libertà di trasmettere un messaggio anche quando effettivamente non sto rappando.

E: Le produzione in generale le scelte musicali dell’album sono spettacolari. È facile capire quanto tempo ci hai investito, ascoltando un sample per esempio. In percentuale quanto pensi che musica e testi pesino nei brani?

E L U C I D: È sicuramente un pareggio, 50/50. Prima che io mi posso sedere a scrivere, il beat sarà passato in loop circa 20 volte e mi avrà mostrato la direzione da prendere. Da quel punto in poi, i testi diventano la parte più semplice. In realtà, non passo tanto tempo a creare la musica. La mia produttività viene da un intuizione, quindi devo credere in me stesso abbastanza da far uscire quest’idea e creare in un flusso libero. Registro intere produzioni senza nessun taglio. Infatti se questo processo alla ricerca del giusto suono dura più di alcuni minuti, abbandono l’idea e incomincio con qualcosa di diverso.

E: Passando ad una visione più generale della tua musica, quali sono le ispirazioni fondamentali? Come riesci a far coinciderle con quelle di Billy Woods negli Armand Hammer (duo hip hop da loro composto, ndr.)

E L U C I D: La vita stessa è una fondamentale fonte di ispirazione per me. Quello che ascolti sono gli specchi di esperienze e idee di una mente al lavoro. I miei desideri, interessi, opinioni e credi ideologici lavorano vengono canalizzati insieme nella mia musica, che sia con gli Armand Hammer o nella mi carriera solista.

Tieni conto che sono cresciuto circondato da musica e musicisti. Ho ascoltato di tutto, dagli Isley Brothers ai Talking Heads, da Fred Hammond a James Brown. Ho amato da subito il rap e il primo album di Heavy D (Waterbed Hev, ndr.) è stato il mio primo acquisto. Mio zio era un Dj (DJ Stitches, ndr.) e mi ha incoraggiato a fare i miei primi demo e canzoni rap. Lui aveva una collezione pazzesca di vinili e io ho imparato i fondamentali della produzione guardando lui che tagliava e attaccava samples usando semplicemente il suo orecchio, senza nessun computer in aiuto. Sebbene io usi Garageband (software per creare musica, ndr.), ho imparato da lui agli albori per incominciare a comporre. Ho capito che è più una questione di sensazioni, swing e intuizioni più che limitarsi nell’uso di metronomi e griglie.

E: Mi rendo conto che la tua musica non sia facile da etichettare. Trovo tanta “rap attitude” ma non in tutte le tue tracce. So che non è carino etichettare le cose, ma dove collocheresti i tuoi lavori in un ideale mappa? Qual è la visione che hai tu?

E L U C I D: Io faccio musica rap. Che è musica elettronica. Che a sua volta è musica soul… e via dicendo. Non piace nemmeno a me, anzi odio, essere etichettato, messo in compartimenti stagni o essere quantificato. Davvero dal mio punto di vista non conta nulla ma penso e capisco la necessità di una categorizzazione dalla prospettiva di un ascoltatore o fan. Io sono interessato al mio stile. Comunque la performance arrivi quello che conta è come questa si adatta al momento. Penso che viviamo in un mondo dove la musica che sfida la categorizzazione debba essere la norma e questo è anche colpa nostra e come riceviamo le informazioni. Tramite internet, bambini possono accedere virtualmente a stili, suoni e immagini che, per la maggiore, non incontreranno mai nella loro vita di tutti i giorni. Come utente abbastanza tardivo di internet, sto convinto di questo da quando ho iniziato a fare musica.

https://www.dropbox.com/sh/2wuhty0bf1dqb7p/AABoT4gYTihiC0zx6b_bF9cya?dl=0 (original language)

https://rappertuttibyeronga.com/2018/03/29/200/

EaSWay – The Panther In The Room

Problemi sociali e generazionali raccontati in maniera impeccabile. Per me inaspettato. Il rapper californiano in questo EP è straordinario. Le 6 canzoni si “ascoltano da sole”. Dispiace alla fine dei 20 minuti di riproduzione che sia tutto finito. Un sentimento sincero di smarrimento. Le musiche di accompagnamento sono il toast dove EaSWay spalma la sua confettura marmellata. Una fatta per l’altro. Mai invasive. Strumenti che sembrano suonati dal vivo. Tocco vintage. Nei testi si capisce molto del ragazzo, peraltro iscritto regolarmente al college. Non ha paura di esprimere il suo punto di vista, la sua decisione, i suoi amori… libertà è la parola chiave. Io non riesco a stancarmene. Accadrà anche con voi… ascoltate Blue skies anche solo per una volta. Magia.

Tracce preferite: tutte, sono 6 dai!

Maxo Kream – Punken

Incredibilmente vero e crudo. Vita vissuta che ti arriva senza mezzi termini. Immischiato il giusto con la criminalità organizzata nella sua storia, racconta tutti gli angoli oscuri e meno della sua vita. Sta sulla base come pochi e grazie anche alla grande e potente voce regala grande energia. Non si risparmia nemmeno con i tecnicismi. Produzioni tutte bene fatte, lasciano tanto spazio al rapper texano di esprimersi al meglio. Le collaborazioni poche e essenziali (quella con 03 Greedo è una dichiarazione di guerra). Quello che racconta è il suo modo di vivere. I crimini come necessità e abitudine familiare. Non mancano smielate dichiarazioni d’amore alla nonna, figura di riferimento in un mare di caos. Uno storyteller nato. Se riuscirete a non farvi intimidire dalla stazza di Maxo, provate a capire come la musica lo aiuti. Aiuta anche voi.

Tracce preferite: Grannies, Capeesh, ATW, Roaches