Wifisfuneral, Robb Bank$ – CONN3CT3D

Mai avrei pensato di poter scrivere di Wifisfuneral, tantomeno di Bank$. Partendo dai nomi d’arte. Eppure CONN3CT3D è un progetto confezionato davvero bene, La cura di Cris Dinero in tutte le produzioni è sicuramente un punto chiave. L’esaltazione delle capacità – inaspettate – dei due rapper della Florida, attraverso un percorso di basi tanto chill quanto banger è un successo. Suona tutto benissimo. Il flow di Wifisfuneral è invidiabile. L’attitudine dei due è, poi, super. Bella chimica e scambi sulla traccia continui. Dal punto di vista dei testi c’è da fare un discorso a parte. Questo è un album da sentire in maniera spensierata. Tutti un po’ ripetitivi. Si salva qualcosa solo grazie a qualche barra che strappa una risata. Il loro amico fraterno XXX sarebbe sicuramente fiero dei due, ormai solida base della nuova scena underground. Voglia e forza di essere giovani e scanzonati.

Tracce preferite: EA, Okuur, Nauseous, Neglet.

Lucki – Freewave 3

Asettico e monotono. Nonostante tutto, una manata dritta dritta in faccia. Lucki veleggia sulla traccia con una facilità incredibile. La sua voce è una spuma che si gonfia a comando. L’album in poco meno di 30 minuti lascia un retrogusto dolcissimo. Ascolto dopo ascolto si apprezza sempre di più. Il suo metamorfismo negli anni – malgrado ne abbia solo 22 – l’ha portato ad una consapevolezza unica. Il rapper di Chicago non lesina su nessun argomento, tralasciando il superfluo e gli orpelli. Il lavoro dei produttori e soprattutto quello di CHASETHEMONEY si sente eccome. L’808 è un background perenne. L’impatto che tutto il lavoro riesce ad avere è solenne. La nuova Chicago sta monopolizzando la scena USA e Lucki può ritagliarsi il suo spazio. Lo merita e Freewave 3 è il suo pass.

Tracce preferite: More Than Ever, Believe the Hype, Glory Boy, Let’s See.

Lil Durk – Signed To The Streets 3

A volte ci vuole tempo per assimilare le cose. Avrò sentito almeno 4 album diversi di Lil Durk che mi conducevano alla stessa reazione: non fa per me. Poi SS3. Tutt’un’altra storia, mai avere pregiudizi. Durkio è forte, adesso lo so. Durkio non scherza, il suo trascorso lo conferma. Quest’album é la trasposizione di quello che è. Di quello che è stato. La sua capacità melodica a volte rende più piacevoli anche storie dure. La scelta delle produzioni è sempre calzante – anche nell’integrarsi con gli ospiti -. Il suo flow non è particolarmente originale, piuttosto è riconoscibile. Sai chi è ad avere tra le mani il microfono. Staccare la spina e ascoltare il rapper di Chicago è una testimonianza di passione. Nei confronti di questo genere e di sé stessi.

Ps. It is What it is è, probabilmente, la mia traccia preferita del 2018. Leggete il testo, ripetetelo e riascoltate.

Tracce preferite: It is What It is, Downfall, Preach, 1oo Grand.

Injury reverse – Jawbreaker feat Rico Nasty & Pro Teens

La classe di Parker Corey alla produzione (con la partecipazione di qualche xilofono) e delle voci potentissime e riconoscibili nei mic. Gli Injury reverse inaugurano il loro 2019 con un singolo dal sapore ironico e di denuncia – seppur leggera -. Il loro marchio di fabbrica. I due rapper dell’Arizona sanno il fatto loro. Gli ospiti della traccia rendono il tutto ancora più folle. Rico Nasty si conferma una delle rapper più cazzute in giro e pro teens spara un ritornello super malinconico. Uno dei lati più oscuri e alternativi della scena USA. Proposizioni nuove e senza fronzoli. Il video curato nei minimi particolari ne è la dimostrazione. Vi aspettiamo per un sereno 2019.

I miei album preferiti: TOP 15 Rap francese

15 EDDY DE PRETTO – CULTE

Pop Rap catchy e testi curati nei particolari sono il biglietto da visita di Eddy de Pretto. Cure è un prodotto che risulta facilissimo all’ascolto e riesce a creare atmosfere gradevoli in ogni sua versione. Un riassunto di tutto il progetto si può trovare in Random, brano che ha ricevuto grandi consensi, e nel singolo – Normal – che affronta un tema molto caro al rapper francese: l’omosessualità e la sua visione nel mondo.

14 NAZA – C’EST LA LOI

Il club come target, il divertimento il modo per raggiungerlo. Nasa fa ballare tutto il 2018 con questo album che lo consacra tra i riferimenti afro trap/dance francesi. Stare fermi sentendo tutto il suo lungo lavoro è davvero impossibile. Il coinvolgimento è assoluto. La sua scansonatezza musicale si riflette sui testi che sono all’insegna del menefreghismo e dell’assoluta poca importanza data alla forma. 

13 MHD – 19

Il sig. Afro Trap in persona si presenta con il suo secondo album dopo aver segnato una breccia nel panorama musicale d’oltralpe. 19 come l’arrondissement di Parigi da dove viene e 19 come il nome della sua crew. La prova di maturità che tutti si sarebbero aspettati, però, non è del tutto superata: troppa sicurezza nei proprio mezzi, che culmina con banalità e nessun picco di innovazione. In compenso, il suo progetto ha un bel sapore internazionale e sarà, sicuramente, una solida rampa di lancio.

12 404BILLY – HOSTILE

Atmosfera musicale scura, bassi potenti, una voce profonda e flow accattivante: i componenti di Hostile. 404Billy non accetta richiami e autorità, il suo album è furioso e cattivo. Trascinante e strutturato per la chiusura col botto, la lunghezza ridotta (10 brani) ne consento una fruizione migliore. Damso, che l’ha sponsorizzato in più occasioni, è il suo controllo di qualità.

11 MEDINE – STORYTELLER

La risonanza mediatica avuta nel 2018 per il concerto annullato al Bataclan non rende assolutamente giustizia a Medine. Senza entrare in discorsi che non mi competono, il suo album Storyteller è un grande esempio di rap fatto come si deve nel 2018. Non presta troppo il fianco ai nuovi suoni e – come suggerisce il titolo – porta grande attenzione sui testi. La colonna sonora non è però scadente o lasciata lì, accompagnamento giusto e misurato per la struttura dei testi. Metà poeta e metà storico, come lui stesso dice.

10 DINOS – IMANY

Avere fede. In swahili è il significato di Imany. Dinos, parigino del Cameroun, la sua fede l’ha riposta con cura in questo suo album. I temi affrontati spaziano dall’amore ai problemi sociali affrontati, personalmente e per diretta conoscenza. Il suo rap è ruvido a tratti e si sposa a meraviglia con le sonorità adottate. Già dalla prima traccia si può ottenere un bel quadro generale.

9 KALASH CRIMINEL – LA FOSSE AUX LIONS

Il cappuccio nero più famoso di Francia esordisce con il suo primo album ufficiale e lo fa senza compromessi. A suo modo. Il suo rude modo di fare nelle canzoni arriva in maniera direttissima all’ascoltatore. L’oscurità delle atmosfere sonore inibiscono la tranquillità. La sua abilità nella spontaneità dei testi è un biglietto da visita goloso per tutti gli appassionati. Una grande concretezza abbinata a qualche novità più melodica sono gli ingredienti che convincono davvero in positivo.

8 NINHO – M.I.L.S 2.0

Street banger. Ho letto questa definizione in giro su siti a tema e l’ho trovata adatta a descrivere questo lavoro di Ninho. Costruito per funzionare, ma non banale e asettico. Le produzioni sono nuove e molto varie, stringono l’occhio a un po’ tutto quello che è di tendenza in giro per il mondo. Il suo racconto segue la stessa linea, storie d’amore e di strada si mescolano in un calderone che nel complesso funziona molto.

7 JUL – INSPI D’ALLEURS

Solo e inimitabile. Jul è una garanzia dal punto di vista qualitativo e quantitativo ormai da più di 15 anni, anche se di anni ne ha 28. Inspi d’alleurs è il primo dei due album pubblicati del 2018 e il quindicesimo della sua carriera. Free download o meno, il suo successo è sempre garantito. Giustificatissimo per questo suo lavoro in particolare. Tutto il campionario di Jul è espresso. Tracce fresche e ballabili si alternano a quelle sbruffone e caratteristiche del marsigliese.

6 LEFA – 3 DU MAT

Il racconto di una notte fino alle 3 del mattino, per arrivare poi alla consapevolezza dell’insonnia. Questo è quello che ci racconta la tracklist di 3 du mat di Lefa. In realtà ci sono analisi più sincere e profonde, accompagnate da punchline graffianti. Il tutto è accompagnato da un corredo musicale di tutto rispetto, che poco ha a che fare con i suoni del momento francesi. I beat sono molto vicini a quelli mad in USA, sporcati di Francia, che si adattano a perfezione all’accento e alla sua vena ballerina. L’impronta catchy di alcuni ritornelli completa un lavoro eseguito magistralmente.

5 DISIZ LA PESTE – DISIZILLA

Sorprendentemente nuovo. Disiz torna nel 2018 con un nuovo album che racconta meno di quello precedente, ma che segna un solco nel tempo. Un progetto figlio della voglia di esprimersi senza troppi pensieri posteriori. Un mix di consapevolezza, maturata ormai a 42 anni, e voglia dimostra sempre qualcosa. Il disco suona alla grande. I brani si susseguono senza sosta, creando continua aspettativa. Unico.

4 SCH – JVLIVS

L’impersonificazione in musica. JVLIVS rappresenta tutto quello che SCH è. Sicuro di sé, potente e senza freni. Il marsigliese, distruggendo beat scuri e cupi, è il vero volto “gangsta” francese. Impossibile non riconoscerlo. Unica pausa dal suo lei motif sono i pochi minuti di riflessione concessi nel brano dedicato alla madre. Il resto è un attacco frontale a tutti e tutto, restando il più vero possibile. Era mancato tanto alla scena.

3 DAMSO – LITHOPEDION

Damso è sicuramente un hitmaker, ma anche un’artista capace di sfornare pezzi di nicchia e super conscious. Lithopedion, come Ipseite l’anno scorso, rappresenta pieno questa sua natura. Finezza e ricercatezza nei suoni e una grande variegatura all’interno del progetto sin questione. Sa essere quasi hardcore, pop e riflessivo magari nello stesso brano. Sta facendo la storia e ne siamo tutti testimoni (certificazioni di platino nemmeno si contano più), la scalata verso l’Olimpo è ormai terminata.

2 CABALLERO & JEANJASS – DOUBLE HELICE 3

Dissacranti e senza regole. Il terzo episodio di Double Helice di Caballero & JeanJass non perde l’occasione per far parlare di sé. Punchlines ai limiti dell’assurdo e football-scheme entusiasmanti per gli amanti del gioco del pallone. L’alternarsi sulla traccia dei due rapper, poi, aiuta lo scorrimento liscio dei minuti d’ascolto. La modernità sonora delle produzioni le rende incalzanti e di perfetto accompagnamento. Quando l’alchimia tra due artisti è così speciale, il risultato ne risente sempre in maniera positiva – quest’album ne è la prova lampante -.

1 S.PRI NOIR – MASQUE BLANC

Qualcosa di veramente nuovo e inaspettato. Diretto, melodico e con un suono di base ammaliante. Masque Blanc è il capolavoro del 2018. L’equilibrio che si nota scorrendo le tracce è incredibile. Il suo flow cangiante assume le sembianze di un camaleonte, resta fedele alla musica di contorno. Sa quando prendersi sul serio, quando mantenere un tono più accusatorio e rende giustizia a ogni parte della sua personalità. Un ascolto vi sembrerà poco, due non abbastanza. Le influenze se rielaborate e fatte proprie possono essere solo forza e sfociare in innovazione. Il suo credo più evidente.

Slowthai – Doorman feat. Mura Masa

Un vero e proprio dynamic duo. L’unione tra un astro emergente del grime made in uk – Slowthai – e un già affermato, seppur giovane, produttore elettronico – Mura Musa – non poteva che essere peculiare matrimonio. Il rap scorre come acqua sull’asfalto londinese e solca in maniera devastante chi ascolta. La base è un misto di progressive punk che non lascia seduti sulla sedia. Il rapper di Northampton sputa barre che raccontano di serate di ordinaria follia tra lusso ed estrema concretezza. La figura del “Doorman” è la chiave di volta tra le due visioni opposte. 

“Doorman, let me in the door/Spent all my money, you ain’t getting no more.” 

La speranza speranza e che questi pochi minuti possano moltiplicarsi. Abbiamo necessità di tanta voglia e genio creativo.

Octavian – SPACEMAN

Realismo inglese. Octavian distrugge le aspettative di qualsivoglia progetto del 2018. Mette la parte più cruda di sé in ogni traccia, lavora con i suoni per “far ballare” i suoi pezzi nei club e non ha paura di parlare a cuore aperto con la madre. L’impatto di SPACEMAN è confusionario, ma senza essere dispersivo. Le basi cariche e mai banali sono il letto del suo potente fiume espressivo. L’accento del sud-est londinese calca le tematiche grime, credibili e lavorate con cura. I compagni scelti per i feat arricchiscono con tono quello che, poi, sembrano essere i migliori brani.Una mezz’ora abbondante di tripudio electro grime (coniato seduta stante) che rende giustizia al rapper inglese in tutto e per tutto. Ha abbandonato tutto nella sua, seppur giovane, vita per questo. Scelta vincente, seguire il talento.

Tracce preferite: Sleep, Break that, Move tester, Lightning.

Joey Purp -QUARTERTHING

Le capacità camaleontiche che dimostra in questo album Joey Purp sono spiazzanti. Ad un primo ascolto è difficile capire cosa si sta ascoltando per davvero. Spaziare in così tanti flow, basi e suoni è sinonimo di talento e opportunismo oppure un simbolo di poca concretezza e visione collettiva? Spazzati via i dubbi, quando la voce e la musica passano in cuffia per la seconda volta, è molto semplice arrivare alla conclusione. Lavoro eccezionale, ai limiti dell’impeccabile. Senza subirne l’urto si salta da chitarroni e batteria da band alla cassa dritta e bassi devastanti. Incredibilmente moderno. I testi parlano di una Chicago diversa dal quella Drill e caratteristica della nomea di Chiraq. Frasi semplici ma caratteristiche. Sogni e qualche racconto di vita non semplice. La, anche, innata capacità di rendere godibile parole sconclusionate in rima. Senza un vero significato. QUARTETHING rappresenta per il rapper classe 93′ un bel distacco dal passato artistico, un percorso simile a quello che è stato di Vince Staples con Big Fish Theory. Esperimento riuscito che lo colloca nel girone di chi ce l’ha fatta. Rap consistente e sperimentazione. Finalmente.

Tracce preferite: Hallelujah, Look at my wrist, Fessional/Diamonds dancing, Karl Malone.

Intervista con Louis VI

Un’intervista* che ha i connotati di una chiacchierata amichevole. Louis con gentilezza e mettendosi a disposizione ha risposto in maniera entusiasta ad alcune mie curiosità, più che vere domande. Alcuni termini, quelli più colloquiali, non li ho voluti tradurre. Rimandano in maniera concreta a quella che è stata l’atmosfera del nostro scambio “epistolare moderno”. La speranza che nutro per la definitiva consacrazione di quest’artista è quella del più comune amico e coetaneo.

Louis Butler (aka Louis VI, ndr) è un musicista londinese, con un passato già forte all’attivo. Il suo ultimo album “Sugar Like Salt” ha riscosso subito i favori della critica e l’ha portato a programmare le sue prime esibizioni nella capitale inglese. Stile inconfondibile e senso ironico invidiabile.

Eugenio: Vorrei iniziare con il tuo recente brano con Mick Jenkins, Jazz got me. Secondo me, lasciami dire, questa canzone è il perfetto risultato della tua musica: un po’ di jazz e un po’ di hip hop. Recentemente, inoltre, ho letto una tua intervista con EZH (magazine di Jazz culture, ndr) dove fai una classifica dei tuoi dischi jazz preferiti. Quindi mi sorge spontaneo, quanto la tua musica è jazz e quanto è hip hop?

Louis: Grazie tante man, sono contento che il pezzo ti sia piaciuto. Non so dove l’hip hop finisce e il jazz inizia, sai la linea è così indistinta. Essendo onesti, non penso tu possa separare le due cose. I generi musicali dovrebbero aiutarci a definire e trovare relazioni tra le cose che ci piacciono, ma per me un migliaio di  generi differenti confluiscono nella mia musica, c’è il blues, il rock, un po’ di gospel, neo-soul. Davvero tante cose mi hanno influenzato, chi può dire se questa parte è jazz e quell’altra hip hop. Penso che sia la bellezza di entrambi questi generi in particolare, l’unica definizione che gli si addice è che sono sempre e costantemente in ridefinizione.

E: Certamente è così. Parlando invece di Lonely Road of the Dreamer (suo penultimo album, ndr), l’ho trovato un lavoro davvero profondo (sa a livello lirico che musicale) e riflette, secondo me, la tua sensibilità e capacità di emozionare. Lo dico perché al primo ascolto sono rimasto meravigliato dal mix di suoni e la tua voce. La mia opinione è giusta?

L: Nah bro, non sono affatto un ragazzo sensibile ahah! Ho fatto tanti errori nella mia vita, ma non ho rimpianti, forse, credo di essere un ragazzo emotivo. Penso lo siano tutti gli artisti no? Dobbiamo essere capaci di essere empatici ad un livello estremo per essere capaci di fare musica che qualcuno senta realmente. Capisci cosa intendo? Alla fine, però sì, hai ragione, il mix di suoni e voce penso provenga da me che provo ad esprimere me stesso in qualsiasi forma mi sia possibile.

E: Allora sei bravo a fare finta! So che sei anche un produttore, pensi sia necessario per essere credibile nella musica che fai? Questa tua abilità ti ha aiutato nel lavoro con Mick Jenkins, che è anche lui un producer?

L: Al 100% amico. Essere anche un producer significa guardare alla musica nell’insieme, ed è per questo che mi piace così tanto, non provo a dire le cose solo con le parole capisci? Le parole incontrano le basi e viceversa. Magari questo rende tutto il processo più lungo, però significa anche non avere restrizioni. Anche quando lavoro con un altro producer, cambio e arrangio il beat per renderlo sempre conforme all’idea che ho in testa. Sono davvero grato per questa cosa e non separerei nulla dall’insieme.

E: UK e Londra in particolare possono sicuramente offrire tanta ispirazione, ma non pensi che gli USA sia un miglior terreno dove coltivare la tua musica? Intendo dire che quando pensi al rap in UK, la prima risposta è il grime!

L: Vero, ma gli artisti grime mi hanno dato davvero grande ispirazione. Ricordo quando iniziai, avevo 14/15 anni, e c’erano rapper come Skepta, Wiley, Chipz, JME, Ghetts, D Double E non hanno mai abbandonato la scena. Tutti loro, in tutti questi anni ancora sono qui, da quando io non ero nemmeno in programma di nascere e nessuno, aldilà di poche persone a Londra, li conosceva. Adesso è una cosa globale. Arriverà anche il mio tempo, devo solo essere incredibilmente convinto e non fermarmi davanti a nulla. Comunque, la mia città natale mi ha dato tanta ispirazione ma alcune volte è davvero un posto buio (artisticamente e non solo ahah) e sovente hai bisogno di cambiare aria e prenderti una pausa prima di incominciare a pensare in maniera negativa e pessimista. Gli USA sono stati un posto, appunto, dove poter cambiare aria e davvero sono stati un luogo dove, non solo lavorare sulla mia musica, ma anche migliorare come persona. Ho imparato tanto riguardo me stesso e, so che suona sdolcinato, ma ho imparato ad amare chi sono solo a Brooklyn per la prima volta. Ero poi davvero entusiasta di portare la mia musica lì, dove tutto gira intorno all’hip hop essendone la madre patria. Sapevo che se avessi ricevuto approvazione e props dagli esperti e veterani del genere avrei avuto la conferma di star facendo qualcosa di buono.

E: Per quanto conta, la mia approvazione c’è. Ultima domanda. Cercando di non parlare solo di futuro, dato che credo che stare nel presente abbia più valore, come stai vivendo questo periodo della tua vita? Dove pensi sia il tuo posto in questa industria musicale sempre più veloce e affamata di novità?

L: Man stare nel presente è difficile, ma so essere importante. Tutto succede nel presente se pensi a quella cosa. Quindi facendo del tuo meglio oggi  il futuro sarà automaticamente migliore? Ahah!! Fam ora come ora, sto vivendo giorno per giorno e contando le ore per il mio primo show il 27 Settembre a Londra (svoltosi e posso assicurare grazie a testimonianze video, andato alla grande, ndr). Davvero non vedo l’ora di esibirmi. Ironicamente è uscito il mio nuovo album e le persone parlano con me come se avessi una marea di soldi e come se fossi un artista già affermato ma, amico mio, sono completamente all’opposto, senza un soldo da far schifo, ahaha. Alla fine, mi sto godendo la vita mentre il mio album è fuori, a Londra fa caldo e tutta la gente è ubriaca, felice e suona esibendosi dalle finestre delle loro case… davvero un bel periodo da vivere. Faccio musica nuova tutto il tempo e sto pensando di trasferirmi, è un periodo di transizione e io devo solo sbrigarmi, raccogliere le energie positive e sperare che tutto vada bene. Se c’è per me un posto nell’industria musicale? Assolutamente si e se non c’è ne creerò uno io! Ecco perché il mio brand si chiama #MisfitMafia. Io sono un Misfit, che fa musica, che parla di sé stesso. So che ci sono milioni di persone nel mondo che sanno che significa essere un outsider o che sanno di essere diverse. Alle persone, poi, sembra piacere un sacco il mio nuovo progetto, quindi sarà vero ciò che dico? Ahahah

*Intervista svoltasi tra il periodo precedente e successivo all’uscita del suo ultimo album (giugno 2018) e terminata nella traduzione e rifinitura nei giorni successivi al suo primo show (29 settembre 2018)

-Original lenguage interview-

 Recensione “Sugar Like Salt”

Why Khaliq – Clearwater ep

Cercare qualcosa di nuovo in quello che si fa quotidianamente è sempre un apprezzabile sforzo. Un Ep con suoni diversi, dal carattere impulsivo è quello che Khaliq ha creato. Gioia per le orecchie. 5 tracce salvifiche. La capacità di intrattenere l’ascoltatore con salti tra vari flow e virate inaspettate genera curiosità e dipendenza. La sua voce, che colpisce anche ottimi acuti, si fonde con le produzioni. Un vestito su misura per il suo matrimonio musicale. I toni dei testi sono più leggeri e smorzano in parte quelli dei suoi classici lavoro, non scadendo però nella banalità (diktat del 2018). Banger, intro ricercato e un po’ di celebrazione. 13 minuti che scorrono via senza esitazione. I secondi e terzi ascolti vengono via come acqua. CLEARWATER, grazie Why Khaliq.

Tracce preferite: tutte le 5