Intervista con ELUCID

360°. Chaz Hall, in arte E L U C I D, è un artista a tutto tondo. Se fosse possibile anche di più. Rapper e produttore tra il Queens e Brooklyn con una storia musicale che parte molto da lontano, dalle chiese e i canti gospel e che negli anni si è sempre esposto nella lotta razziale americana. Negli ultimi due anni, anche se il suo esordio musicale risale al 2002, due eccelsi lavori da solista lo portano a riscuotere un notevole successo. Entrambi gli infatti sono stati valutati con più di 7.5/10 da Pitchfork, uno dei più autorevoli webzine in ambito musicale.

Grazie alla sua incredibile disponibilità mi ha catapultato nel suo mondo. Condividere lo scambio tra noi avvenuto, un grandissimo piacere.

Eugenio: Ciao E L U C I D, partendo dal tuo ultimo lavoro, credo sia un capolavoro ma non semplice da capire e ascoltare. Personalmente, mi ci sono voluti 4 approfonditi ascolti per avere una buona visione generale del tutto. Non credo lo sia, ma è un tuo obiettivo quello di creare musica così difficilmente “digeribile” durante il tuo processo creativo?

E L U C I D: No, il mio obiettivo non è quello di fare musica “pesante” ma è per me più importante che sia onesta. I suoni e le strutture delle canzoni che scelgo per le mie produzioni sono semplicemente quelle che sento più mie. I miei testi catturano le conversazioni e il “pensiero libero” che vengono fuori durante la creazione dei miei lavori.

E: Puoi spiegarmi come nasce il nome dell’album (Shit Don’t Rhyme No More ndr.)? È completamento diverso dal concept e dallo scenario del tuo precedente disco (Valley Of Grace, ndr.), secondo me. Qualcosa è cambiato nella tua vita vero?

E L U C I D: Il mio ultimo lavoro è la precisa localizzazione di dove sono adesso. Valley Of Grace è stato scritto e prodotto tra Johannesburg e Città del Capo, Sudafrica, in circa due mesi. L’ho poi registrato una volta tornato a casa negli Stati Uniti. Da allora mi sono sposato, mio figlio è nato 11 mesi più tardi e mi adesso sto capendo come muovermi in una realtà completamente diversa. Le vecchie regole e i trucchetti per rendermi la vita più semplice non hanno più tanto effetto in questo mio nuovo mondo. Canzoni come Rick Ross Moonwalk e Round The Sun sottolineano a pieno questo cambiamento, non solo nel contenuto ma piuttosto nella libertà di trasmettere un messaggio anche quando effettivamente non sto rappando.

E: Le produzione in generale le scelte musicali dell’album sono spettacolari. È facile capire quanto tempo ci hai investito, ascoltando un sample per esempio. In percentuale quanto pensi che musica e testi pesino nei brani?

E L U C I D: È sicuramente un pareggio, 50/50. Prima che io mi posso sedere a scrivere, il beat sarà passato in loop circa 20 volte e mi avrà mostrato la direzione da prendere. Da quel punto in poi, i testi diventano la parte più semplice. In realtà, non passo tanto tempo a creare la musica. La mia produttività viene da un intuizione, quindi devo credere in me stesso abbastanza da far uscire quest’idea e creare in un flusso libero. Registro intere produzioni senza nessun taglio. Infatti se questo processo alla ricerca del giusto suono dura più di alcuni minuti, abbandono l’idea e incomincio con qualcosa di diverso.

E: Passando ad una visione più generale della tua musica, quali sono le ispirazioni fondamentali? Come riesci a far coinciderle con quelle di Billy Woods negli Armand Hammer (duo hip hop da loro composto, ndr.)

E L U C I D: La vita stessa è una fondamentale fonte di ispirazione per me. Quello che ascolti sono gli specchi di esperienze e idee di una mente al lavoro. I miei desideri, interessi, opinioni e credi ideologici lavorano vengono canalizzati insieme nella mia musica, che sia con gli Armand Hammer o nella mi carriera solista.

Tieni conto che sono cresciuto circondato da musica e musicisti. Ho ascoltato di tutto, dagli Isley Brothers ai Talking Heads, da Fred Hammond a James Brown. Ho amato da subito il rap e il primo album di Heavy D (Waterbed Hev, ndr.) è stato il mio primo acquisto. Mio zio era un Dj (DJ Stitches, ndr.) e mi ha incoraggiato a fare i miei primi demo e canzoni rap. Lui aveva una collezione pazzesca di vinili e io ho imparato i fondamentali della produzione guardando lui che tagliava e attaccava samples usando semplicemente il suo orecchio, senza nessun computer in aiuto. Sebbene io usi Garageband (software per creare musica, ndr.), ho imparato da lui agli albori per incominciare a comporre. Ho capito che è più una questione di sensazioni, swing e intuizioni più che limitarsi nell’uso di metronomi e griglie.

E: Mi rendo conto che la tua musica non sia facile da etichettare. Trovo tanta “rap attitude” ma non in tutte le tue tracce. So che non è carino etichettare le cose, ma dove collocheresti i tuoi lavori in un ideale mappa? Qual è la visione che hai tu?

E L U C I D: Io faccio musica rap. Che è musica elettronica. Che a sua volta è musica soul… e via dicendo. Non piace nemmeno a me, anzi odio, essere etichettato, messo in compartimenti stagni o essere quantificato. Davvero dal mio punto di vista non conta nulla ma penso e capisco la necessità di una categorizzazione dalla prospettiva di un ascoltatore o fan. Io sono interessato al mio stile. Comunque la performance arrivi quello che conta è come questa si adatta al momento. Penso che viviamo in un mondo dove la musica che sfida la categorizzazione debba essere la norma e questo è anche colpa nostra e come riceviamo le informazioni. Tramite internet, bambini possono accedere virtualmente a stili, suoni e immagini che, per la maggiore, non incontreranno mai nella loro vita di tutti i giorni. Come utente abbastanza tardivo di internet, sto convinto di questo da quando ho iniziato a fare musica.

https://www.dropbox.com/sh/2wuhty0bf1dqb7p/AABoT4gYTihiC0zx6b_bF9cya?dl=0 (original language)

https://rappertuttibyeronga.com/2018/03/29/200/

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