Octavian – SPACEMAN

Realismo inglese. Octavian distrugge le aspettative di qualsivoglia progetto del 2018. Mette la parte più cruda di sé in ogni traccia, lavora con i suoni per “far ballare” i suoi pezzi nei club e non ha paura di parlare a cuore aperto con la madre. L’impatto di SPACEMAN è confusionario, ma senza essere dispersivo. Le basi cariche e mai banali sono il letto del suo potente fiume espressivo. L’accento del sud-est londinese calca le tematiche grime, credibili e lavorate con cura. I compagni scelti per i feat arricchiscono con tono quello che, poi, sembrano essere i migliori brani.Una mezz’ora abbondante di tripudio electro grime (coniato seduta stante) che rende giustizia al rapper inglese in tutto e per tutto. Ha abbandonato tutto nella sua, seppur giovane, vita per questo. Scelta vincente, seguire il talento.

Tracce preferite: Sleep, Break that, Move tester, Lightning.

Joey Purp -QUARTERTHING

Le capacità camaleontiche che dimostra in questo album Joey Purp sono spiazzanti. Ad un primo ascolto è difficile capire cosa si sta ascoltando per davvero. Spaziare in così tanti flow, basi e suoni è sinonimo di talento e opportunismo oppure un simbolo di poca concretezza e visione collettiva? Spazzati via i dubbi, quando la voce e la musica passano in cuffia per la seconda volta, è molto semplice arrivare alla conclusione. Lavoro eccezionale, ai limiti dell’impeccabile. Senza subirne l’urto si salta da chitarroni e batteria da band alla cassa dritta e bassi devastanti. Incredibilmente moderno. I testi parlano di una Chicago diversa dal quella Drill e caratteristica della nomea di Chiraq. Frasi semplici ma caratteristiche. Sogni e qualche racconto di vita non semplice. La, anche, innata capacità di rendere godibile parole sconclusionate in rima. Senza un vero significato. QUARTETHING rappresenta per il rapper classe 93′ un bel distacco dal passato artistico, un percorso simile a quello che è stato di Vince Staples con Big Fish Theory. Esperimento riuscito che lo colloca nel girone di chi ce l’ha fatta. Rap consistente e sperimentazione. Finalmente.

Tracce preferite: Hallelujah, Look at my wrist, Fessional/Diamonds dancing, Karl Malone.

Why Khaliq – Clearwater ep

Cercare qualcosa di nuovo in quello che si fa quotidianamente è sempre un apprezzabile sforzo. Un Ep con suoni diversi, dal carattere impulsivo è quello che Khaliq ha creato. Gioia per le orecchie. 5 tracce salvifiche. La capacità di intrattenere l’ascoltatore con salti tra vari flow e virate inaspettate genera curiosità e dipendenza. La sua voce, che colpisce anche ottimi acuti, si fonde con le produzioni. Un vestito su misura per il suo matrimonio musicale. I toni dei testi sono più leggeri e smorzano in parte quelli dei suoi classici lavoro, non scadendo però nella banalità (diktat del 2018). Banger, intro ricercato e un po’ di celebrazione. 13 minuti che scorrono via senza esitazione. I secondi e terzi ascolti vengono via come acqua. CLEARWATER, grazie Why Khaliq.

Tracce preferite: tutte le 5

Louis VI – SUGAR LIKE SALT

Stiloso. Anche un po’ “fighetto”. Se non si conosce il personaggio lo si potrebbe pensare. Il primo vero progetto di Louis VI trasuda jazz hip hop da tutti i pori. E non potrei esserne più felice. Ci troviamo in terra inglese, Londra la base dell’artista. L’album, ad onor del vero, è stato prodotto e registrato quasi interamente negli USA, nei pressi di LA e New York. Per le mie coordinate ci siamo. Ammalianti i suoni e gli strumenti adoperati. Non bisogna essere amanti del genere per apprezzare. Basta davvero solo quello che dei 5 sensi ci aiuta a poter ascoltarla, la sua musica. Mai banale. Un sorprendersi continuo, così come l’arte del jazz insegna. E le mille superfici della musica elettronica spiegano. A questo punto si può pensare che i testi non siano all’altezza, che il suo flow non sia altrettanto valido. Eppure non è così. Maturità invidiabile nei testi. Impegno sociale. Stile personale nel rap. Cavalca il tempo con la voce, è il suo strumento in più. Aggiunge collaborazioni che avvalorano e non coprono mai. Il titolo è un inno alla dualità della vita. Dolce come il sale. Come le due anime che si confrontano nell’ora di ascolto. Hip Hop e Jazz. Inghilterra e USA. Con più fantasia di quella che riesco a liberare io potete trovarne altre. La musica vi accompagnerà nel pensiero e non ne potrete fare a meno.

Tracce preferite: Thurgood, Jazz Got Me, Floatin, Poison Love.

Og lenguage https://www.dropbox.com/sh/smcmsza820rmgk5/AADdA96CtsY5H14gesXFIDzTa?dl=0

Reeves Junya – the Internet changed my life

Tutta la poliedricità di Reeves è in questo disco. Cantante, rapper, produttore, regista e designer. Il rapper del Minnesota si trasforma e muta ogni qualvolta ne sente il bisogno. La stessa impressione si ha per il suo ultimo lavoro. Parte con del consistente rap. Fa una carezza all’R&B. Attraversa sonorità nuove e metriche alla “soundcloud rapper”. Piacevolissimi sono i ritornelli cantati con la sua voce. Un lavoro personale che non poteva lasciare spazio a collaborazioni vocali. L’art work della copertina dell’album riesce a cogliere tutte quelle che sono le contraddizioni del mondo online. Nei testi ne affronta le tematiche, saggiamente senza scadere nella scontatezza. A 25 ha la maturità giusta per coglierne il meglio. Mi ha colpito grazie alla sua consistenza e alla sua varietà. Non credo entrerà troppe volte ancora nelle mie cuffiette ma un paio di ascolti attenti li merita. Io non ho trovato quella personalità che mi ha folgorato (a livello musicale naturalmente). Per voi potrebbe essere diverso, potrebbe cambiarvi la vita.

Tracce preferite: Mad at me, the black Steve Jobs, the best Revenge.

Maxo Kream – Punken

Incredibilmente vero e crudo. Vita vissuta che ti arriva senza mezzi termini. Immischiato il giusto con la criminalità organizzata nella sua storia, racconta tutti gli angoli oscuri e meno della sua vita. Sta sulla base come pochi e grazie anche alla grande e potente voce regala grande energia. Non si risparmia nemmeno con i tecnicismi. Produzioni tutte bene fatte, lasciano tanto spazio al rapper texano di esprimersi al meglio. Le collaborazioni poche e essenziali (quella con 03 Greedo è una dichiarazione di guerra). Quello che racconta è il suo modo di vivere. I crimini come necessità e abitudine familiare. Non mancano smielate dichiarazioni d’amore alla nonna, figura di riferimento in un mare di caos. Uno storyteller nato. Se riuscirete a non farvi intimidire dalla stazza di Maxo, provate a capire come la musica lo aiuti. Aiuta anche voi.

Tracce preferite: Grannies, Capeesh, ATW, Roaches

Nessly – Wildflower

2018. Il lavoro del rapper è praticamente un grande riassunto di quello che si possa immaginare di trovare nel seguente anno. Fresco, ben fatto e con le collaborazioni giuste. Non spicca per novità. Riesce nonostante a non stancare. Tecnicamente è inappuntabile, astenersi puristi in ogni caso. La sperimentazione è utile e mai fuori contesto (in ogni caso la sua voce è già abbastanza molto spesso). Per quanto riguardo i testi sorprende. Parte in maniera profonda con l’intero, si concede qualche svago ogni tanto, ma resta sempre profondo e centrato. La copertina dell’album un po’ lo suggerisce. Unica nota stonata è l’ambientazione generale che suona un po’ troppo oscura alla Travis Scott (cioè suona come A$ap Rocky). Mancava da un po’ sulla scena e ci ha ripagati così. Gesto apprezzatissimo.

Tracce preferite: Ungrateful, WHOHASIT, Not my lover, Sorry not sorry.

Elucid – Shit Don’t Rhyme No More

Contropiede. Uso un termine sportivo. Quest’album ti sorprende, parte veloce e in 25 minuti ti distrugge. Eseguito alla perfezione. L’elettronica che che si sposa con il rap, lo struggente racconto che va a braccetto con le grandi responsabilità. Maniacale il lavoro che c’è dietro. Eppure incredibilmente istintivo. Flow che non colpisce per grandi tecnicismi, ma risulta perfetto per la ottimale godibilità di tutto il contorno. Le liriche prendono vita in un flusso di pensieri mai scontato. Non la cosa più leggera che sentirete nella vostra vita, attenzione. Apre la mente. Questo lavoro ti fa capire come prendersi libertà a livello artistico paghi e non seguire la massa ti faccia un grosso favore. Da ascoltare con rispetto, quello che Elucid prova per l’ascoltatore. Un regalo del 2018, Grazie.

Tracce preferite: Hyssop, 1010 wins, RZA taught me, Rick Ross moonwalk

Nipsey Hussle – Victory Lap

Finalmente. 5 anni dopo Crenshaw, torna con un debutto major. Adesso sono problemi per chi pensava di essere il re della West Coast (T.I., Snoop… coff coff). Il disco scende scorrevolissimo e traccia dopo traccia se ne vuole sempre una prossima. Devastante la facilità con cui “cavalca” le basi. Flow quasi asettico a volte, ma che colpisce subito l’ascoltatore. Le produzioni sono un evergreen. Un mix tra giovani produttori, fidati e lui stesso in cabina di regia. Il nome dell’album potrebbe trarre in inganno. Non è un disco di celebrazione, ma di racconto di quello che ha vissuto e di ricordi del passato che ancora lo attanagliano. La consapevolezza di quello che fa è una costante piacevole. Non è un lavoro semplice da digerire. Anche estremamente appetitoso. Le cose vanno fatte bene. E ci vuole tempo.

Tracce preferite: Blue Laces 2, Dedication, Hussle & Motivate, Loaded Bases

03 Greedo – The Wolf of Grape Street

03 Greedo non è, per nessun aspetto, un rapper comune. Ha 2/3 placche di metallo nel suo corpo. Ed è tatuato praticamente ovunque. Non sempre con buon gusto. Il suo album infatti non è di un comune umano. Incredibilmente bello. Malgrado non sia un’opera completamente originale (molti dei brani sono stati presi da vecchi suoi lavori). Assurdo come si possano trovare suoni e testi di ogni genere. Spazia senza timore. L’unica cosa monotematica è il suo flow. Sembra quasi cattivo. A mio parere oggetto di desiderio di tanti suoi colleghi. I testi, come dicevo, sono belli e interessanti. Anche lo sfasamento temporale nella loro scrittura aiuta. 21 tracce un po’ eccessive. Ma vi assicuro che quando arriverà un brano che incomincia ad annoiarvi, non temete, quello dopo vi spezzerà in due. Fate un salto temporale. Annullate i riferimenti. Ascoltate l’album e ringraziate Greedo. La nuova west coast.

Tracce preferite: Paranoid, Vulture, Substance, Baytoven.