Intervista con Louis VI

Un’intervista* che ha i connotati di una chiacchierata amichevole. Louis con gentilezza e mettendosi a disposizione ha risposto in maniera entusiasta ad alcune mie curiosità, più che vere domande. Alcuni termini, quelli più colloquiali, non li ho voluti tradurre. Rimandano in maniera concreta a quella che è stata l’atmosfera del nostro scambio “epistolare moderno”. La speranza che nutro per la definitiva consacrazione di quest’artista è quella del più comune amico e coetaneo.

Louis Butler (aka Louis VI, ndr) è un musicista londinese, con un passato già forte all’attivo. Il suo ultimo album “Sugar Like Salt” ha riscosso subito i favori della critica e l’ha portato a programmare le sue prime esibizioni nella capitale inglese. Stile inconfondibile e senso ironico invidiabile.

Eugenio: Vorrei iniziare con il tuo recente brano con Mick Jenkins, Jazz got me. Secondo me, lasciami dire, questa canzone è il perfetto risultato della tua musica: un po’ di jazz e un po’ di hip hop. Recentemente, inoltre, ho letto una tua intervista con EZH (magazine di Jazz culture, ndr) dove fai una classifica dei tuoi dischi jazz preferiti. Quindi mi sorge spontaneo, quanto la tua musica è jazz e quanto è hip hop?

Louis: Grazie tante man, sono contento che il pezzo ti sia piaciuto. Non so dove l’hip hop finisce e il jazz inizia, sai la linea è così indistinta. Essendo onesti, non penso tu possa separare le due cose. I generi musicali dovrebbero aiutarci a definire e trovare relazioni tra le cose che ci piacciono, ma per me un migliaio di  generi differenti confluiscono nella mia musica, c’è il blues, il rock, un po’ di gospel, neo-soul. Davvero tante cose mi hanno influenzato, chi può dire se questa parte è jazz e quell’altra hip hop. Penso che sia la bellezza di entrambi questi generi in particolare, l’unica definizione che gli si addice è che sono sempre e costantemente in ridefinizione.

E: Certamente è così. Parlando invece di Lonely Road of the Dreamer (suo penultimo album, ndr), l’ho trovato un lavoro davvero profondo (sa a livello lirico che musicale) e riflette, secondo me, la tua sensibilità e capacità di emozionare. Lo dico perché al primo ascolto sono rimasto meravigliato dal mix di suoni e la tua voce. La mia opinione è giusta?

L: Nah bro, non sono affatto un ragazzo sensibile ahah! Ho fatto tanti errori nella mia vita, ma non ho rimpianti, forse, credo di essere un ragazzo emotivo. Penso lo siano tutti gli artisti no? Dobbiamo essere capaci di essere empatici ad un livello estremo per essere capaci di fare musica che qualcuno senta realmente. Capisci cosa intendo? Alla fine, però sì, hai ragione, il mix di suoni e voce penso provenga da me che provo ad esprimere me stesso in qualsiasi forma mi sia possibile.

E: Allora sei bravo a fare finta! So che sei anche un produttore, pensi sia necessario per essere credibile nella musica che fai? Questa tua abilità ti ha aiutato nel lavoro con Mick Jenkins, che è anche lui un producer?

L: Al 100% amico. Essere anche un producer significa guardare alla musica nell’insieme, ed è per questo che mi piace così tanto, non provo a dire le cose solo con le parole capisci? Le parole incontrano le basi e viceversa. Magari questo rende tutto il processo più lungo, però significa anche non avere restrizioni. Anche quando lavoro con un altro producer, cambio e arrangio il beat per renderlo sempre conforme all’idea che ho in testa. Sono davvero grato per questa cosa e non separerei nulla dall’insieme.

E: UK e Londra in particolare possono sicuramente offrire tanta ispirazione, ma non pensi che gli USA sia un miglior terreno dove coltivare la tua musica? Intendo dire che quando pensi al rap in UK, la prima risposta è il grime!

L: Vero, ma gli artisti grime mi hanno dato davvero grande ispirazione. Ricordo quando iniziai, avevo 14/15 anni, e c’erano rapper come Skepta, Wiley, Chipz, JME, Ghetts, D Double E non hanno mai abbandonato la scena. Tutti loro, in tutti questi anni ancora sono qui, da quando io non ero nemmeno in programma di nascere e nessuno, aldilà di poche persone a Londra, li conosceva. Adesso è una cosa globale. Arriverà anche il mio tempo, devo solo essere incredibilmente convinto e non fermarmi davanti a nulla. Comunque, la mia città natale mi ha dato tanta ispirazione ma alcune volte è davvero un posto buio (artisticamente e non solo ahah) e sovente hai bisogno di cambiare aria e prenderti una pausa prima di incominciare a pensare in maniera negativa e pessimista. Gli USA sono stati un posto, appunto, dove poter cambiare aria e davvero sono stati un luogo dove, non solo lavorare sulla mia musica, ma anche migliorare come persona. Ho imparato tanto riguardo me stesso e, so che suona sdolcinato, ma ho imparato ad amare chi sono solo a Brooklyn per la prima volta. Ero poi davvero entusiasta di portare la mia musica lì, dove tutto gira intorno all’hip hop essendone la madre patria. Sapevo che se avessi ricevuto approvazione e props dagli esperti e veterani del genere avrei avuto la conferma di star facendo qualcosa di buono.

E: Per quanto conta, la mia approvazione c’è. Ultima domanda. Cercando di non parlare solo di futuro, dato che credo che stare nel presente abbia più valore, come stai vivendo questo periodo della tua vita? Dove pensi sia il tuo posto in questa industria musicale sempre più veloce e affamata di novità?

L: Man stare nel presente è difficile, ma so essere importante. Tutto succede nel presente se pensi a quella cosa. Quindi facendo del tuo meglio oggi  il futuro sarà automaticamente migliore? Ahah!! Fam ora come ora, sto vivendo giorno per giorno e contando le ore per il mio primo show il 27 Settembre a Londra (svoltosi e posso assicurare grazie a testimonianze video, andato alla grande, ndr). Davvero non vedo l’ora di esibirmi. Ironicamente è uscito il mio nuovo album e le persone parlano con me come se avessi una marea di soldi e come se fossi un artista già affermato ma, amico mio, sono completamente all’opposto, senza un soldo da far schifo, ahaha. Alla fine, mi sto godendo la vita mentre il mio album è fuori, a Londra fa caldo e tutta la gente è ubriaca, felice e suona esibendosi dalle finestre delle loro case… davvero un bel periodo da vivere. Faccio musica nuova tutto il tempo e sto pensando di trasferirmi, è un periodo di transizione e io devo solo sbrigarmi, raccogliere le energie positive e sperare che tutto vada bene. Se c’è per me un posto nell’industria musicale? Assolutamente si e se non c’è ne creerò uno io! Ecco perché il mio brand si chiama #MisfitMafia. Io sono un Misfit, che fa musica, che parla di sé stesso. So che ci sono milioni di persone nel mondo che sanno che significa essere un outsider o che sanno di essere diverse. Alle persone, poi, sembra piacere un sacco il mio nuovo progetto, quindi sarà vero ciò che dico? Ahahah

*Intervista svoltasi tra il periodo precedente e successivo all’uscita del suo ultimo album (giugno 2018) e terminata nella traduzione e rifinitura nei giorni successivi al suo primo show (29 settembre 2018)

-Original lenguage interview-

 Recensione “Sugar Like Salt”

Intervista con ELUCID

360°. Chaz Hall, in arte E L U C I D, è un artista a tutto tondo. Se fosse possibile anche di più. Rapper e produttore tra il Queens e Brooklyn con una storia musicale che parte molto da lontano, dalle chiese e i canti gospel e che negli anni si è sempre esposto nella lotta razziale americana. Negli ultimi due anni, anche se il suo esordio musicale risale al 2002, due eccelsi lavori da solista lo portano a riscuotere un notevole successo. Entrambi gli infatti sono stati valutati con più di 7.5/10 da Pitchfork, uno dei più autorevoli webzine in ambito musicale.

Grazie alla sua incredibile disponibilità mi ha catapultato nel suo mondo. Condividere lo scambio tra noi avvenuto, un grandissimo piacere.

Eugenio: Ciao E L U C I D, partendo dal tuo ultimo lavoro, credo sia un capolavoro ma non semplice da capire e ascoltare. Personalmente, mi ci sono voluti 4 approfonditi ascolti per avere una buona visione generale del tutto. Non credo lo sia, ma è un tuo obiettivo quello di creare musica così difficilmente “digeribile” durante il tuo processo creativo?

E L U C I D: No, il mio obiettivo non è quello di fare musica “pesante” ma è per me più importante che sia onesta. I suoni e le strutture delle canzoni che scelgo per le mie produzioni sono semplicemente quelle che sento più mie. I miei testi catturano le conversazioni e il “pensiero libero” che vengono fuori durante la creazione dei miei lavori.

E: Puoi spiegarmi come nasce il nome dell’album (Shit Don’t Rhyme No More ndr.)? È completamento diverso dal concept e dallo scenario del tuo precedente disco (Valley Of Grace, ndr.), secondo me. Qualcosa è cambiato nella tua vita vero?

E L U C I D: Il mio ultimo lavoro è la precisa localizzazione di dove sono adesso. Valley Of Grace è stato scritto e prodotto tra Johannesburg e Città del Capo, Sudafrica, in circa due mesi. L’ho poi registrato una volta tornato a casa negli Stati Uniti. Da allora mi sono sposato, mio figlio è nato 11 mesi più tardi e mi adesso sto capendo come muovermi in una realtà completamente diversa. Le vecchie regole e i trucchetti per rendermi la vita più semplice non hanno più tanto effetto in questo mio nuovo mondo. Canzoni come Rick Ross Moonwalk e Round The Sun sottolineano a pieno questo cambiamento, non solo nel contenuto ma piuttosto nella libertà di trasmettere un messaggio anche quando effettivamente non sto rappando.

E: Le produzione in generale le scelte musicali dell’album sono spettacolari. È facile capire quanto tempo ci hai investito, ascoltando un sample per esempio. In percentuale quanto pensi che musica e testi pesino nei brani?

E L U C I D: È sicuramente un pareggio, 50/50. Prima che io mi posso sedere a scrivere, il beat sarà passato in loop circa 20 volte e mi avrà mostrato la direzione da prendere. Da quel punto in poi, i testi diventano la parte più semplice. In realtà, non passo tanto tempo a creare la musica. La mia produttività viene da un intuizione, quindi devo credere in me stesso abbastanza da far uscire quest’idea e creare in un flusso libero. Registro intere produzioni senza nessun taglio. Infatti se questo processo alla ricerca del giusto suono dura più di alcuni minuti, abbandono l’idea e incomincio con qualcosa di diverso.

E: Passando ad una visione più generale della tua musica, quali sono le ispirazioni fondamentali? Come riesci a far coinciderle con quelle di Billy Woods negli Armand Hammer (duo hip hop da loro composto, ndr.)

E L U C I D: La vita stessa è una fondamentale fonte di ispirazione per me. Quello che ascolti sono gli specchi di esperienze e idee di una mente al lavoro. I miei desideri, interessi, opinioni e credi ideologici lavorano vengono canalizzati insieme nella mia musica, che sia con gli Armand Hammer o nella mi carriera solista.

Tieni conto che sono cresciuto circondato da musica e musicisti. Ho ascoltato di tutto, dagli Isley Brothers ai Talking Heads, da Fred Hammond a James Brown. Ho amato da subito il rap e il primo album di Heavy D (Waterbed Hev, ndr.) è stato il mio primo acquisto. Mio zio era un Dj (DJ Stitches, ndr.) e mi ha incoraggiato a fare i miei primi demo e canzoni rap. Lui aveva una collezione pazzesca di vinili e io ho imparato i fondamentali della produzione guardando lui che tagliava e attaccava samples usando semplicemente il suo orecchio, senza nessun computer in aiuto. Sebbene io usi Garageband (software per creare musica, ndr.), ho imparato da lui agli albori per incominciare a comporre. Ho capito che è più una questione di sensazioni, swing e intuizioni più che limitarsi nell’uso di metronomi e griglie.

E: Mi rendo conto che la tua musica non sia facile da etichettare. Trovo tanta “rap attitude” ma non in tutte le tue tracce. So che non è carino etichettare le cose, ma dove collocheresti i tuoi lavori in un ideale mappa? Qual è la visione che hai tu?

E L U C I D: Io faccio musica rap. Che è musica elettronica. Che a sua volta è musica soul… e via dicendo. Non piace nemmeno a me, anzi odio, essere etichettato, messo in compartimenti stagni o essere quantificato. Davvero dal mio punto di vista non conta nulla ma penso e capisco la necessità di una categorizzazione dalla prospettiva di un ascoltatore o fan. Io sono interessato al mio stile. Comunque la performance arrivi quello che conta è come questa si adatta al momento. Penso che viviamo in un mondo dove la musica che sfida la categorizzazione debba essere la norma e questo è anche colpa nostra e come riceviamo le informazioni. Tramite internet, bambini possono accedere virtualmente a stili, suoni e immagini che, per la maggiore, non incontreranno mai nella loro vita di tutti i giorni. Come utente abbastanza tardivo di internet, sto convinto di questo da quando ho iniziato a fare musica.

https://www.dropbox.com/sh/2wuhty0bf1dqb7p/AABoT4gYTihiC0zx6b_bF9cya?dl=0 (original language)

https://rappertuttibyeronga.com/2018/03/29/200/

Intervista con Why Khaliq

Fortunato. Come dicevo nella recensione del suo album. Soprattutto, adesso si capisce meglio, perchè ho avuto la possibilità di poter interagire con Khaliq in prima persona.

Why Khaliq è un rapper che viene dal Minnesota (US). Ma mi è sembrato davvero vicino. Il suo recente album è stato recensito da Pitchfork, una degli webzine più in vista in America, e ha ottenuto i favori della critica. Valutato 7.8/10. Cordiale e disponibile. Le sue produzioni video, piccoli capolavori (lascio i link in coda).

Attraverso un contatto telefonico e via mail sono riuscito a ottenere la risposta a qualche domanda che avevo da fargli.

Il risultato è questo.

Eugenio: Ciao Khaliq, prima di tutto, partendo dal nome dell’album, pensi che questo possa essere “il seme di senape” per te e la tua famiglia?

Why Khaliq: Si,sicuro. Penso che sia la partenza del mio viaggio. Una parte dell’essere “un seme di senape” è andare avanti nei momenti difficili e io ne ho attraversati molti durante la composizione dell’album.

Ma pensare di partire nel modo giusto con autostima e tutto quello si cui si ha bisogno è la fiducia che serve per fare qualcosa di grande.

E: I testi infatti sono fantastici nel tuo lavoro, pensi che nel 2018 aumenterà l’attenzione verso questi anche negli album delle major?

W: Assolutamente, penso che i testi stiano di nuovo diventando importanti. Ci sarà sempre un artista che ha qualcosa da dire, non credi??

E: Adesso sono curioso di sapere qual è la tua traccia preferita all’interno dell’album e perchè? Te lo dico subito, la mia è Smile.

W: Anche la mia preferita è Smile o The mustard seed. Ho messo davvero tanto di me che non tutti conoscono in Smile. come ad esempio la perdita di mia mamma e la battaglia che ne deriva con la religione e la fede. L’outro è tutto quello che ho attraversato in una canzone e ho semplicemente rilasciato tutte le mie emozioni all’interno.

E: Penso che il tuo sia l’album perfetto per chiunque ami il rap, perché è un mix di differenti genere, correnti e stili di rap. Quali sono le tue influenze?

W: Ti ringrazio. Le mie influenze sono le cose che sono e succedono attorno a me. Come la vita reale. Sicuramente però ci sono altri musicisti, tra i più vari, che influenzano la mia musica come Kendrick Lamar, Biggie, Tupac, Isaiah Rashad, Mick Jenkins, J Cole … gente di questo tipo.

E: Per concludere, quando hai pensato di poter affrontare un discorso serio nel rap e hai pensato “si, da oggi sono why khaliq, ce la posso fare”?

W: Il momento in cui c’ho creduto seriamente ho scoperto di stare diventando a breve padre di una bambina, ed è quello che mi ha spinto a fare di più e pensare che questo è quello che voglio fare. È stata sicuramente la cosa che mi ha dato più forza.

Ringrazio di cuore Khaliq e rinnovo i miei più sinceri auguri per il futuro.

(disponibile l’intervista in lingua originale, su richiesta via mail)