Maxo Kream – Punken

Incredibilmente vero e crudo. Vita vissuta che ti arriva senza mezzi termini. Immischiato il giusto con la criminalità organizzata nella sua storia, racconta tutti gli angoli oscuri e meno della sua vita. Sta sulla base come pochi e grazie anche alla grande e potente voce regala grande energia. Non si risparmia nemmeno con i tecnicismi. Produzioni tutte bene fatte, lasciano tanto spazio al rapper texano di esprimersi al meglio. Le collaborazioni poche e essenziali (quella con 03 Greedo è una dichiarazione di guerra). Quello che racconta è il suo modo di vivere. I crimini come necessità e abitudine familiare. Non mancano smielate dichiarazioni d’amore alla nonna, figura di riferimento in un mare di caos. Uno storyteller nato. Se riuscirete a non farvi intimidire dalla stazza di Maxo, provate a capire come la musica lo aiuti. Aiuta anche voi.

Tracce preferite: Grannies, Capeesh, ATW, Roaches

Nessly – Wildflower

2018. Il lavoro del rapper è praticamente un grande riassunto di quello che si possa immaginare di trovare nel seguente anno. Fresco, ben fatto e con le collaborazioni giuste. Non spicca per novità. Riesce nonostante a non stancare. Tecnicamente è inappuntabile, astenersi puristi in ogni caso. La sperimentazione è utile e mai fuori contesto (in ogni caso la sua voce è già abbastanza molto spesso). Per quanto riguardo i testi sorprende. Parte in maniera profonda con l’intero, si concede qualche svago ogni tanto, ma resta sempre profondo e centrato. La copertina dell’album un po’ lo suggerisce. Unica nota stonata è l’ambientazione generale che suona un po’ troppo oscura alla Travis Scott (cioè suona come A$ap Rocky). Mancava da un po’ sulla scena e ci ha ripagati così. Gesto apprezzatissimo.

Tracce preferite: Ungrateful, WHOHASIT, Not my lover, Sorry not sorry.

Lil Wayne – Vizine

Potrei scrivere solo “best rapper alive”. Invece motivo il tutto. Questo pezzo testimonia il periodo florido dell’artista di New Orleans. Probabilmente uno di quelli scritto meglio, profondo e motivazionale. Difficile dare troppi giudizi sulla produzione, la sua voce è l’unico strumento che riesco a percepire. Usa alla perfezione tutte le carte che ha. Sa che tutti si aspettano tanto da lui e non può deluderci. Non l’ha minimamente fatto nemmeno dal lato tecnico. Flow che muta ad ogni strofa e sorprende malgrado la longevità. Prendo in prestito quello che si dice per LBJ, “we are all witness”. E meno male.

Elucid – Shit Don’t Rhyme No More

Contropiede. Uso un termine sportivo. Quest’album ti sorprende, parte veloce e in 25 minuti ti distrugge. Eseguito alla perfezione. L’elettronica che che si sposa con il rap, lo struggente racconto che va a braccetto con le grandi responsabilità. Maniacale il lavoro che c’è dietro. Eppure incredibilmente istintivo. Flow che non colpisce per grandi tecnicismi, ma risulta perfetto per la ottimale godibilità di tutto il contorno. Le liriche prendono vita in un flusso di pensieri mai scontato. Non la cosa più leggera che sentirete nella vostra vita, attenzione. Apre la mente. Questo lavoro ti fa capire come prendersi libertà a livello artistico paghi e non seguire la massa ti faccia un grosso favore. Da ascoltare con rispetto, quello che Elucid prova per l’ascoltatore. Un regalo del 2018, Grazie.

Tracce preferite: Hyssop, 1010 wins, RZA taught me, Rick Ross moonwalk

Nipsey Hussle – Victory Lap

Finalmente. 5 anni dopo Crenshaw, torna con un debutto major. Adesso sono problemi per chi pensava di essere il re della West Coast (T.I., Snoop… coff coff). Il disco scende scorrevolissimo e traccia dopo traccia se ne vuole sempre una prossima. Devastante la facilità con cui “cavalca” le basi. Flow quasi asettico a volte, ma che colpisce subito l’ascoltatore. Le produzioni sono un evergreen. Un mix tra giovani produttori, fidati e lui stesso in cabina di regia. Il nome dell’album potrebbe trarre in inganno. Non è un disco di celebrazione, ma di racconto di quello che ha vissuto e di ricordi del passato che ancora lo attanagliano. La consapevolezza di quello che fa è una costante piacevole. Non è un lavoro semplice da digerire. Anche estremamente appetitoso. Le cose vanno fatte bene. E ci vuole tempo.

Tracce preferite: Blue Laces 2, Dedication, Hussle & Motivate, Loaded Bases

Adamn Killa – I am Adamn

All’inizio mi ha messo parecchio in difficoltà. Non sapevo se mi piacesse oppure fosse solo una strana impressione. Ho dato tempo al tempo. Secondo ascolto completo dell’album e non l’ho più abbandonato. Penso sia dovuto al fatto che Adamn sia un tipo alquanto strano. Non è etichettabile. Il suo lavoro è praticamente espressione di questp. Pezzi rilassati si alternano ad altri più melodici e catchy. Poi la traccia banger. Sonorità nuove e fresche. Non vi aspettate troppi colori però. Lui è pur sempre di Chicago. Sui testi c’è da fare un ragionamento. Non sono assolutamente nulla di che. In questo caso a me importa ben poco. Sono felice di essere partecipe dell’amore per la sua Killavesi. Mi interessa sapere quanto costano le sue scarpe. Perché costruisce tutto benissimo. Non convenzionale. Moderno. Adamn Killa fa per voi. Ma non lo sapete ancora.

Tracce preferite: 650 on my toes, i m goin, Cash cow, turtle feet

03 Greedo – The Wolf of Grape Street

03 Greedo non è, per nessun aspetto, un rapper comune. Ha 2/3 placche di metallo nel suo corpo. Ed è tatuato praticamente ovunque. Non sempre con buon gusto. Il suo album infatti non è di un comune umano. Incredibilmente bello. Malgrado non sia un’opera completamente originale (molti dei brani sono stati presi da vecchi suoi lavori). Assurdo come si possano trovare suoni e testi di ogni genere. Spazia senza timore. L’unica cosa monotematica è il suo flow. Sembra quasi cattivo. A mio parere oggetto di desiderio di tanti suoi colleghi. I testi, come dicevo, sono belli e interessanti. Anche lo sfasamento temporale nella loro scrittura aiuta. 21 tracce un po’ eccessive. Ma vi assicuro che quando arriverà un brano che incomincia ad annoiarvi, non temete, quello dopo vi spezzerà in due. Fate un salto temporale. Annullate i riferimenti. Ascoltate l’album e ringraziate Greedo. La nuova west coast.

Tracce preferite: Paranoid, Vulture, Substance, Baytoven.

 

Lil Dicky – Freaky Friday (feat. Chris Brown)

Un nome una garanzia il rapper di Philadelphia. Il suo nuovo brano, uscito in concomitanza nel giorno del suo compleanno (15/03), è un unicum nella scena. Comedy rap. Questo il suo sotto genere. Ascoltando il brano e vedendo lo spettacolare video su Youtube (le scenette finali da pellicola cinematografica) lo si intuisce. La compagnia di Chris Brown nel pezzo è forse troppo ingombrante. Non apprezzo tantissimo la sua vena melodica. Quando parte invece la strofa di Dicky è un’apoteosi. Capacità tecniche invidiabile. Nella canzone dice di essere un rapper atipico e di essere poco popolare. Detto fatto. Credo che la storia cambierà.

BROCKHAMPTON — SATURATION III

La vostra Boyband preferita. Così fieramente si fanno chiamare. C’entrano però poco con i Backstreet boys (mi dispiace per mia sorella che magari ci stava sperando). L’ultimo lavoro presenta una crescita incredibile rispetto ai due precedenti (SATURATION I e II). Soprattutto risultano molto più maturi. I suoni dell’album sonno coerenti e centrati. Essendo quasi 10 a rappare nell’intero lavoro si trova un vasto assortimento di flow. Per tutti i gusti. Sicuramente nessuno convenzionale. Le produzioni sono davvero al limite. Spingono tanto. Assolutamente coinvolgenti. Migliorano anche nei testi. D’amore, “ludici”, impegnati… poi gli skit in spagnolo. Una chicca. Sono bravi. Sono giovani. Andando avanti così diventeremo tutti fan boy/girl.

Tracce preferite: ZIPPER, BLEACH, STUPID, LIQUID.

 

Intervista con Why Khaliq

Fortunato. Come dicevo nella recensione del suo album. Soprattutto, adesso si capisce meglio, perchè ho avuto la possibilità di poter interagire con Khaliq in prima persona.

Why Khaliq è un rapper che viene dal Minnesota (US). Ma mi è sembrato davvero vicino. Il suo recente album è stato recensito da Pitchfork, una degli webzine più in vista in America, e ha ottenuto i favori della critica. Valutato 7.8/10. Cordiale e disponibile. Le sue produzioni video, piccoli capolavori (lascio i link in coda).

Attraverso un contatto telefonico e via mail sono riuscito a ottenere la risposta a qualche domanda che avevo da fargli.

Il risultato è questo.

Eugenio: Ciao Khaliq, prima di tutto, partendo dal nome dell’album, pensi che questo possa essere “il seme di senape” per te e la tua famiglia?

Why Khaliq: Si,sicuro. Penso che sia la partenza del mio viaggio. Una parte dell’essere “un seme di senape” è andare avanti nei momenti difficili e io ne ho attraversati molti durante la composizione dell’album.

Ma pensare di partire nel modo giusto con autostima e tutto quello si cui si ha bisogno è la fiducia che serve per fare qualcosa di grande.

E: I testi infatti sono fantastici nel tuo lavoro, pensi che nel 2018 aumenterà l’attenzione verso questi anche negli album delle major?

W: Assolutamente, penso che i testi stiano di nuovo diventando importanti. Ci sarà sempre un artista che ha qualcosa da dire, non credi??

E: Adesso sono curioso di sapere qual è la tua traccia preferita all’interno dell’album e perchè? Te lo dico subito, la mia è Smile.

W: Anche la mia preferita è Smile o The mustard seed. Ho messo davvero tanto di me che non tutti conoscono in Smile. come ad esempio la perdita di mia mamma e la battaglia che ne deriva con la religione e la fede. L’outro è tutto quello che ho attraversato in una canzone e ho semplicemente rilasciato tutte le mie emozioni all’interno.

E: Penso che il tuo sia l’album perfetto per chiunque ami il rap, perché è un mix di differenti genere, correnti e stili di rap. Quali sono le tue influenze?

W: Ti ringrazio. Le mie influenze sono le cose che sono e succedono attorno a me. Come la vita reale. Sicuramente però ci sono altri musicisti, tra i più vari, che influenzano la mia musica come Kendrick Lamar, Biggie, Tupac, Isaiah Rashad, Mick Jenkins, J Cole … gente di questo tipo.

E: Per concludere, quando hai pensato di poter affrontare un discorso serio nel rap e hai pensato “si, da oggi sono why khaliq, ce la posso fare”?

W: Il momento in cui c’ho creduto seriamente ho scoperto di stare diventando a breve padre di una bambina, ed è quello che mi ha spinto a fare di più e pensare che questo è quello che voglio fare. È stata sicuramente la cosa che mi ha dato più forza.

Ringrazio di cuore Khaliq e rinnovo i miei più sinceri auguri per il futuro.

(disponibile l’intervista in lingua originale, su richiesta via mail)