Louis VI – SUGAR LIKE SALT

Stiloso. Anche un po’ “fighetto”. Se non si conosce il personaggio lo si potrebbe pensare. Il primo vero progetto di Louis VI trasuda jazz hip hop da tutti i pori. E non potrei esserne più felice. Ci troviamo in terra inglese, Londra la base dell’artista. L’album, ad onor del vero, è stato prodotto e registrato quasi interamente negli USA, nei pressi di LA e New York. Per le mie coordinate ci siamo. Ammalianti i suoni e gli strumenti adoperati. Non bisogna essere amanti del genere per apprezzare. Basta davvero solo quello che dei 5 sensi ci aiuta a poter ascoltarla, la sua musica. Mai banale. Un sorprendersi continuo, così come l’arte del jazz insegna. E le mille superfici della musica elettronica spiegano. A questo punto si può pensare che i testi non siano all’altezza, che il suo flow non sia altrettanto valido. Eppure non è così. Maturità invidiabile nei testi. Impegno sociale. Stile personale nel rap. Cavalca il tempo con la voce, è il suo strumento in più. Aggiunge collaborazioni che avvalorano e non coprono mai. Il titolo è un inno alla dualità della vita. Dolce come il sale. Come le due anime che si confrontano nell’ora di ascolto. Hip Hop e Jazz. Inghilterra e USA. Con più fantasia di quella che riesco a liberare io potete trovarne altre. La musica vi accompagnerà nel pensiero e non ne potrete fare a meno.

Tracce preferite: Thurgood, Jazz Got Me, Floatin, Poison Love.

Og lenguage https://www.dropbox.com/sh/smcmsza820rmgk5/AADdA96CtsY5H14gesXFIDzTa?dl=0

Reeves Junya – the Internet changed my life

Tutta la poliedricità di Reeves è in questo disco. Cantante, rapper, produttore, regista e designer. Il rapper del Minnesota si trasforma e muta ogni qualvolta ne sente il bisogno. La stessa impressione si ha per il suo ultimo lavoro. Parte con del consistente rap. Fa una carezza all’R&B. Attraversa sonorità nuove e metriche alla “soundcloud rapper”. Piacevolissimi sono i ritornelli cantati con la sua voce. Un lavoro personale che non poteva lasciare spazio a collaborazioni vocali. L’art work della copertina dell’album riesce a cogliere tutte quelle che sono le contraddizioni del mondo online. Nei testi ne affronta le tematiche, saggiamente senza scadere nella scontatezza. A 25 ha la maturità giusta per coglierne il meglio. Mi ha colpito grazie alla sua consistenza e alla sua varietà. Non credo entrerà troppe volte ancora nelle mie cuffiette ma un paio di ascolti attenti li merita. Io non ho trovato quella personalità che mi ha folgorato (a livello musicale naturalmente). Per voi potrebbe essere diverso, potrebbe cambiarvi la vita.

Tracce preferite: Mad at me, the black Steve Jobs, the best Revenge.

Intervista con ELUCID

360°. Chaz Hall, in arte E L U C I D, è un artista a tutto tondo. Se fosse possibile anche di più. Rapper e produttore tra il Queens e Brooklyn con una storia musicale che parte molto da lontano, dalle chiese e i canti gospel e che negli anni si è sempre esposto nella lotta razziale americana. Negli ultimi due anni, anche se il suo esordio musicale risale al 2002, due eccelsi lavori da solista lo portano a riscuotere un notevole successo. Entrambi gli infatti sono stati valutati con più di 7.5/10 da Pitchfork, uno dei più autorevoli webzine in ambito musicale.

Grazie alla sua incredibile disponibilità mi ha catapultato nel suo mondo. Condividere lo scambio tra noi avvenuto, un grandissimo piacere.

Eugenio: Ciao E L U C I D, partendo dal tuo ultimo lavoro, credo sia un capolavoro ma non semplice da capire e ascoltare. Personalmente, mi ci sono voluti 4 approfonditi ascolti per avere una buona visione generale del tutto. Non credo lo sia, ma è un tuo obiettivo quello di creare musica così difficilmente “digeribile” durante il tuo processo creativo?

E L U C I D: No, il mio obiettivo non è quello di fare musica “pesante” ma è per me più importante che sia onesta. I suoni e le strutture delle canzoni che scelgo per le mie produzioni sono semplicemente quelle che sento più mie. I miei testi catturano le conversazioni e il “pensiero libero” che vengono fuori durante la creazione dei miei lavori.

E: Puoi spiegarmi come nasce il nome dell’album (Shit Don’t Rhyme No More ndr.)? È completamento diverso dal concept e dallo scenario del tuo precedente disco (Valley Of Grace, ndr.), secondo me. Qualcosa è cambiato nella tua vita vero?

E L U C I D: Il mio ultimo lavoro è la precisa localizzazione di dove sono adesso. Valley Of Grace è stato scritto e prodotto tra Johannesburg e Città del Capo, Sudafrica, in circa due mesi. L’ho poi registrato una volta tornato a casa negli Stati Uniti. Da allora mi sono sposato, mio figlio è nato 11 mesi più tardi e mi adesso sto capendo come muovermi in una realtà completamente diversa. Le vecchie regole e i trucchetti per rendermi la vita più semplice non hanno più tanto effetto in questo mio nuovo mondo. Canzoni come Rick Ross Moonwalk e Round The Sun sottolineano a pieno questo cambiamento, non solo nel contenuto ma piuttosto nella libertà di trasmettere un messaggio anche quando effettivamente non sto rappando.

E: Le produzione in generale le scelte musicali dell’album sono spettacolari. È facile capire quanto tempo ci hai investito, ascoltando un sample per esempio. In percentuale quanto pensi che musica e testi pesino nei brani?

E L U C I D: È sicuramente un pareggio, 50/50. Prima che io mi posso sedere a scrivere, il beat sarà passato in loop circa 20 volte e mi avrà mostrato la direzione da prendere. Da quel punto in poi, i testi diventano la parte più semplice. In realtà, non passo tanto tempo a creare la musica. La mia produttività viene da un intuizione, quindi devo credere in me stesso abbastanza da far uscire quest’idea e creare in un flusso libero. Registro intere produzioni senza nessun taglio. Infatti se questo processo alla ricerca del giusto suono dura più di alcuni minuti, abbandono l’idea e incomincio con qualcosa di diverso.

E: Passando ad una visione più generale della tua musica, quali sono le ispirazioni fondamentali? Come riesci a far coinciderle con quelle di Billy Woods negli Armand Hammer (duo hip hop da loro composto, ndr.)

E L U C I D: La vita stessa è una fondamentale fonte di ispirazione per me. Quello che ascolti sono gli specchi di esperienze e idee di una mente al lavoro. I miei desideri, interessi, opinioni e credi ideologici lavorano vengono canalizzati insieme nella mia musica, che sia con gli Armand Hammer o nella mi carriera solista.

Tieni conto che sono cresciuto circondato da musica e musicisti. Ho ascoltato di tutto, dagli Isley Brothers ai Talking Heads, da Fred Hammond a James Brown. Ho amato da subito il rap e il primo album di Heavy D (Waterbed Hev, ndr.) è stato il mio primo acquisto. Mio zio era un Dj (DJ Stitches, ndr.) e mi ha incoraggiato a fare i miei primi demo e canzoni rap. Lui aveva una collezione pazzesca di vinili e io ho imparato i fondamentali della produzione guardando lui che tagliava e attaccava samples usando semplicemente il suo orecchio, senza nessun computer in aiuto. Sebbene io usi Garageband (software per creare musica, ndr.), ho imparato da lui agli albori per incominciare a comporre. Ho capito che è più una questione di sensazioni, swing e intuizioni più che limitarsi nell’uso di metronomi e griglie.

E: Mi rendo conto che la tua musica non sia facile da etichettare. Trovo tanta “rap attitude” ma non in tutte le tue tracce. So che non è carino etichettare le cose, ma dove collocheresti i tuoi lavori in un ideale mappa? Qual è la visione che hai tu?

E L U C I D: Io faccio musica rap. Che è musica elettronica. Che a sua volta è musica soul… e via dicendo. Non piace nemmeno a me, anzi odio, essere etichettato, messo in compartimenti stagni o essere quantificato. Davvero dal mio punto di vista non conta nulla ma penso e capisco la necessità di una categorizzazione dalla prospettiva di un ascoltatore o fan. Io sono interessato al mio stile. Comunque la performance arrivi quello che conta è come questa si adatta al momento. Penso che viviamo in un mondo dove la musica che sfida la categorizzazione debba essere la norma e questo è anche colpa nostra e come riceviamo le informazioni. Tramite internet, bambini possono accedere virtualmente a stili, suoni e immagini che, per la maggiore, non incontreranno mai nella loro vita di tutti i giorni. Come utente abbastanza tardivo di internet, sto convinto di questo da quando ho iniziato a fare musica.

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https://rappertuttibyeronga.com/2018/03/29/200/

EaSWay – The Panther In The Room

Problemi sociali e generazionali raccontati in maniera impeccabile. Per me inaspettato. Il rapper californiano in questo EP è straordinario. Le 6 canzoni si “ascoltano da sole”. Dispiace alla fine dei 20 minuti di riproduzione che sia tutto finito. Un sentimento sincero di smarrimento. Le musiche di accompagnamento sono il toast dove EaSWay spalma la sua confettura marmellata. Una fatta per l’altro. Mai invasive. Strumenti che sembrano suonati dal vivo. Tocco vintage. Nei testi si capisce molto del ragazzo, peraltro iscritto regolarmente al college. Non ha paura di esprimere il suo punto di vista, la sua decisione, i suoi amori… libertà è la parola chiave. Io non riesco a stancarmene. Accadrà anche con voi… ascoltate Blue skies anche solo per una volta. Magia.

Tracce preferite: tutte, sono 6 dai!

Maxo Kream – Punken

Incredibilmente vero e crudo. Vita vissuta che ti arriva senza mezzi termini. Immischiato il giusto con la criminalità organizzata nella sua storia, racconta tutti gli angoli oscuri e meno della sua vita. Sta sulla base come pochi e grazie anche alla grande e potente voce regala grande energia. Non si risparmia nemmeno con i tecnicismi. Produzioni tutte bene fatte, lasciano tanto spazio al rapper texano di esprimersi al meglio. Le collaborazioni poche e essenziali (quella con 03 Greedo è una dichiarazione di guerra). Quello che racconta è il suo modo di vivere. I crimini come necessità e abitudine familiare. Non mancano smielate dichiarazioni d’amore alla nonna, figura di riferimento in un mare di caos. Uno storyteller nato. Se riuscirete a non farvi intimidire dalla stazza di Maxo, provate a capire come la musica lo aiuti. Aiuta anche voi.

Tracce preferite: Grannies, Capeesh, ATW, Roaches

Nessly – Wildflower

2018. Il lavoro del rapper è praticamente un grande riassunto di quello che si possa immaginare di trovare nel seguente anno. Fresco, ben fatto e con le collaborazioni giuste. Non spicca per novità. Riesce nonostante a non stancare. Tecnicamente è inappuntabile, astenersi puristi in ogni caso. La sperimentazione è utile e mai fuori contesto (in ogni caso la sua voce è già abbastanza molto spesso). Per quanto riguardo i testi sorprende. Parte in maniera profonda con l’intero, si concede qualche svago ogni tanto, ma resta sempre profondo e centrato. La copertina dell’album un po’ lo suggerisce. Unica nota stonata è l’ambientazione generale che suona un po’ troppo oscura alla Travis Scott (cioè suona come A$ap Rocky). Mancava da un po’ sulla scena e ci ha ripagati così. Gesto apprezzatissimo.

Tracce preferite: Ungrateful, WHOHASIT, Not my lover, Sorry not sorry.

Lil Wayne – Vizine

Potrei scrivere solo “best rapper alive”. Invece motivo il tutto. Questo pezzo testimonia il periodo florido dell’artista di New Orleans. Probabilmente uno di quelli scritto meglio, profondo e motivazionale. Difficile dare troppi giudizi sulla produzione, la sua voce è l’unico strumento che riesco a percepire. Usa alla perfezione tutte le carte che ha. Sa che tutti si aspettano tanto da lui e non può deluderci. Non l’ha minimamente fatto nemmeno dal lato tecnico. Flow che muta ad ogni strofa e sorprende malgrado la longevità. Prendo in prestito quello che si dice per LBJ, “we are all witness”. E meno male.

Elucid – Shit Don’t Rhyme No More

Contropiede. Uso un termine sportivo. Quest’album ti sorprende, parte veloce e in 25 minuti ti distrugge. Eseguito alla perfezione. L’elettronica che che si sposa con il rap, lo struggente racconto che va a braccetto con le grandi responsabilità. Maniacale il lavoro che c’è dietro. Eppure incredibilmente istintivo. Flow che non colpisce per grandi tecnicismi, ma risulta perfetto per la ottimale godibilità di tutto il contorno. Le liriche prendono vita in un flusso di pensieri mai scontato. Non la cosa più leggera che sentirete nella vostra vita, attenzione. Apre la mente. Questo lavoro ti fa capire come prendersi libertà a livello artistico paghi e non seguire la massa ti faccia un grosso favore. Da ascoltare con rispetto, quello che Elucid prova per l’ascoltatore. Un regalo del 2018, Grazie.

Tracce preferite: Hyssop, 1010 wins, RZA taught me, Rick Ross moonwalk

Nipsey Hussle – Victory Lap

Finalmente. 5 anni dopo Crenshaw, torna con un debutto major. Adesso sono problemi per chi pensava di essere il re della West Coast (T.I., Snoop… coff coff). Il disco scende scorrevolissimo e traccia dopo traccia se ne vuole sempre una prossima. Devastante la facilità con cui “cavalca” le basi. Flow quasi asettico a volte, ma che colpisce subito l’ascoltatore. Le produzioni sono un evergreen. Un mix tra giovani produttori, fidati e lui stesso in cabina di regia. Il nome dell’album potrebbe trarre in inganno. Non è un disco di celebrazione, ma di racconto di quello che ha vissuto e di ricordi del passato che ancora lo attanagliano. La consapevolezza di quello che fa è una costante piacevole. Non è un lavoro semplice da digerire. Anche estremamente appetitoso. Le cose vanno fatte bene. E ci vuole tempo.

Tracce preferite: Blue Laces 2, Dedication, Hussle & Motivate, Loaded Bases

Adamn Killa – I am Adamn

All’inizio mi ha messo parecchio in difficoltà. Non sapevo se mi piacesse oppure fosse solo una strana impressione. Ho dato tempo al tempo. Secondo ascolto completo dell’album e non l’ho più abbandonato. Penso sia dovuto al fatto che Adamn sia un tipo alquanto strano. Non è etichettabile. Il suo lavoro è praticamente espressione di questp. Pezzi rilassati si alternano ad altri più melodici e catchy. Poi la traccia banger. Sonorità nuove e fresche. Non vi aspettate troppi colori però. Lui è pur sempre di Chicago. Sui testi c’è da fare un ragionamento. Non sono assolutamente nulla di che. In questo caso a me importa ben poco. Sono felice di essere partecipe dell’amore per la sua Killavesi. Mi interessa sapere quanto costano le sue scarpe. Perché costruisce tutto benissimo. Non convenzionale. Moderno. Adamn Killa fa per voi. Ma non lo sapete ancora.

Tracce preferite: 650 on my toes, i m goin, Cash cow, turtle feet