Louis VI – SUGAR LIKE SALT

Stiloso. Anche un po’ “fighetto”. Se non si conosce il personaggio lo si potrebbe pensare. Il primo vero progetto di Louis VI trasuda jazz hip hop da tutti i pori. E non potrei esserne più felice. Ci troviamo in terra inglese, Londra la base dell’artista. L’album, ad onor del vero, è stato prodotto e registrato quasi interamente negli USA, nei pressi di LA e New York. Per le mie coordinate ci siamo. Ammalianti i suoni e gli strumenti adoperati. Non bisogna essere amanti del genere per apprezzare. Basta davvero solo quello che dei 5 sensi ci aiuta a poter ascoltarla, la sua musica. Mai banale. Un sorprendersi continuo, così come l’arte del jazz insegna. E le mille superfici della musica elettronica spiegano. A questo punto si può pensare che i testi non siano all’altezza, che il suo flow non sia altrettanto valido. Eppure non è così. Maturità invidiabile nei testi. Impegno sociale. Stile personale nel rap. Cavalca il tempo con la voce, è il suo strumento in più. Aggiunge collaborazioni che avvalorano e non coprono mai. Il titolo è un inno alla dualità della vita. Dolce come il sale. Come le due anime che si confrontano nell’ora di ascolto. Hip Hop e Jazz. Inghilterra e USA. Con più fantasia di quella che riesco a liberare io potete trovarne altre. La musica vi accompagnerà nel pensiero e non ne potrete fare a meno.

Tracce preferite: Thurgood, Jazz Got Me, Floatin, Poison Love.

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Nessly – Wildflower

2018. Il lavoro del rapper è praticamente un grande riassunto di quello che si possa immaginare di trovare nel seguente anno. Fresco, ben fatto e con le collaborazioni giuste. Non spicca per novità. Riesce nonostante a non stancare. Tecnicamente è inappuntabile, astenersi puristi in ogni caso. La sperimentazione è utile e mai fuori contesto (in ogni caso la sua voce è già abbastanza molto spesso). Per quanto riguardo i testi sorprende. Parte in maniera profonda con l’intero, si concede qualche svago ogni tanto, ma resta sempre profondo e centrato. La copertina dell’album un po’ lo suggerisce. Unica nota stonata è l’ambientazione generale che suona un po’ troppo oscura alla Travis Scott (cioè suona come A$ap Rocky). Mancava da un po’ sulla scena e ci ha ripagati così. Gesto apprezzatissimo.

Tracce preferite: Ungrateful, WHOHASIT, Not my lover, Sorry not sorry.

Elucid – Shit Don’t Rhyme No More

Contropiede. Uso un termine sportivo. Quest’album ti sorprende, parte veloce e in 25 minuti ti distrugge. Eseguito alla perfezione. L’elettronica che che si sposa con il rap, lo struggente racconto che va a braccetto con le grandi responsabilità. Maniacale il lavoro che c’è dietro. Eppure incredibilmente istintivo. Flow che non colpisce per grandi tecnicismi, ma risulta perfetto per la ottimale godibilità di tutto il contorno. Le liriche prendono vita in un flusso di pensieri mai scontato. Non la cosa più leggera che sentirete nella vostra vita, attenzione. Apre la mente. Questo lavoro ti fa capire come prendersi libertà a livello artistico paghi e non seguire la massa ti faccia un grosso favore. Da ascoltare con rispetto, quello che Elucid prova per l’ascoltatore. Un regalo del 2018, Grazie.

Tracce preferite: Hyssop, 1010 wins, RZA taught me, Rick Ross moonwalk

Adamn Killa – I am Adamn

All’inizio mi ha messo parecchio in difficoltà. Non sapevo se mi piacesse oppure fosse solo una strana impressione. Ho dato tempo al tempo. Secondo ascolto completo dell’album e non l’ho più abbandonato. Penso sia dovuto al fatto che Adamn sia un tipo alquanto strano. Non è etichettabile. Il suo lavoro è praticamente espressione di questp. Pezzi rilassati si alternano ad altri più melodici e catchy. Poi la traccia banger. Sonorità nuove e fresche. Non vi aspettate troppi colori però. Lui è pur sempre di Chicago. Sui testi c’è da fare un ragionamento. Non sono assolutamente nulla di che. In questo caso a me importa ben poco. Sono felice di essere partecipe dell’amore per la sua Killavesi. Mi interessa sapere quanto costano le sue scarpe. Perché costruisce tutto benissimo. Non convenzionale. Moderno. Adamn Killa fa per voi. Ma non lo sapete ancora.

Tracce preferite: 650 on my toes, i m goin, Cash cow, turtle feet

03 Greedo – The Wolf of Grape Street

03 Greedo non è, per nessun aspetto, un rapper comune. Ha 2/3 placche di metallo nel suo corpo. Ed è tatuato praticamente ovunque. Non sempre con buon gusto. Il suo album infatti non è di un comune umano. Incredibilmente bello. Malgrado non sia un’opera completamente originale (molti dei brani sono stati presi da vecchi suoi lavori). Assurdo come si possano trovare suoni e testi di ogni genere. Spazia senza timore. L’unica cosa monotematica è il suo flow. Sembra quasi cattivo. A mio parere oggetto di desiderio di tanti suoi colleghi. I testi, come dicevo, sono belli e interessanti. Anche lo sfasamento temporale nella loro scrittura aiuta. 21 tracce un po’ eccessive. Ma vi assicuro che quando arriverà un brano che incomincia ad annoiarvi, non temete, quello dopo vi spezzerà in due. Fate un salto temporale. Annullate i riferimenti. Ascoltate l’album e ringraziate Greedo. La nuova west coast.

Tracce preferite: Paranoid, Vulture, Substance, Baytoven.

 

Lil Dicky – Freaky Friday (feat. Chris Brown)

Un nome una garanzia il rapper di Philadelphia. Il suo nuovo brano, uscito in concomitanza nel giorno del suo compleanno (15/03), è un unicum nella scena. Comedy rap. Questo il suo sotto genere. Ascoltando il brano e vedendo lo spettacolare video su Youtube (le scenette finali da pellicola cinematografica) lo si intuisce. La compagnia di Chris Brown nel pezzo è forse troppo ingombrante. Non apprezzo tantissimo la sua vena melodica. Quando parte invece la strofa di Dicky è un’apoteosi. Capacità tecniche invidiabile. Nella canzone dice di essere un rapper atipico e di essere poco popolare. Detto fatto. Credo che la storia cambierà.

BROCKHAMPTON — SATURATION III

La vostra Boyband preferita. Così fieramente si fanno chiamare. C’entrano però poco con i Backstreet boys (mi dispiace per mia sorella che magari ci stava sperando). L’ultimo lavoro presenta una crescita incredibile rispetto ai due precedenti (SATURATION I e II). Soprattutto risultano molto più maturi. I suoni dell’album sonno coerenti e centrati. Essendo quasi 10 a rappare nell’intero lavoro si trova un vasto assortimento di flow. Per tutti i gusti. Sicuramente nessuno convenzionale. Le produzioni sono davvero al limite. Spingono tanto. Assolutamente coinvolgenti. Migliorano anche nei testi. D’amore, “ludici”, impegnati… poi gli skit in spagnolo. Una chicca. Sono bravi. Sono giovani. Andando avanti così diventeremo tutti fan boy/girl.

Tracce preferite: ZIPPER, BLEACH, STUPID, LIQUID.

 

Why Khaliq – The mustard seed

Sono stato fortunato a trovarlo, chissà se è la musica a cercarti o viceversa. Un album che definirei completo sotto ogni punto di vista. A livello musicale nelle 12 tracce si soddisfano tutti i palati. Sperimenta, rispetta la “tradizione” ma non si perde mai il lungo filo conduttore. Il livello lirico è allo stesso livello, spaccati di vita vissuta con le ansie per l’essere diventato padre. Determinazione e “struggle” per arrivare in cima. Facile intuire la sensibilità innata dell’artista. Sono certo vi colpirà da subito, alla prima nota, alla prima parola .-Il seme di Mostarda è piccolo, ma una volta nel terreno cresce ed è capace di accogliere chi ne ha bisogno-

Tracce preferite: Smile, Collection day, my jam e mustard seed.

Dave East – Paranoia 2

Dave East, poco da aggiungere. Questo ep potrebbe essere solo suo. Un po’ di sano old school e qualche richiamo a suoni più moderni. Un ponte. Non nascondo di “adorare” artisticamente il rapper di Harlem (vale lo stesso discorso fatto per Vince Staples però). Un flow che ti stende. Una voce che si miscela con le basi a puntino. Inizi ad ascoltare e per 56 minuti c’è solo lui. Malgrado la grandissima produttività degli ultimi mesi ha tanto da dire. Lui ce l’ha fatta. Qualche amico, però, l’ha perso per strada. Un lavoro che fa capire come Dave ce la possa sempre fare. Lottando. Dopo Paranoia: A true story, è arrivato P2. Arriverà presto il bello.

Tracce preferite: Maintain. Annoying, Talk to Big.

Rich Brian – Amen

Rich Brian, Rich Chigga, Brian. 3 nomi d’arte in meno di un anno per il rapper indonesiano (cresciuto artisticamente negli Stati Uniti d’America). Un’identità però ben definita.
Rappa con scioltezza su ogni traccia. Sembra nato per fare questo. Eppure non disdegna la strizzata d’occhietto alla trap più dadaista. Che di rap, a seconda di come la vediate, no ha tantissimo in ogni caso.
Punto debole, a mio parere, le produzioni. Poco originali. Suoni interessanti ma già ben noti.
Con i testi invece ci sa fare. Vena ironica fantastica e spirito da commediante. Senza però farsi mancare dell’introspezione qua e là.
Brian si sa far voler bene. E così sia.

Tracce preferite: cold, see me, glow like that, attention.