Joey Purp -QUARTERTHING

Le capacità camaleontiche che dimostra in questo album Joey Purp sono spiazzanti. Ad un primo ascolto è difficile capire cosa si sta ascoltando per davvero. Spaziare in così tanti flow, basi e suoni è sinonimo di talento e opportunismo oppure un simbolo di poca concretezza e visione collettiva? Spazzati via i dubbi, quando la voce e la musica passano in cuffia per la seconda volta, è molto semplice arrivare alla conclusione. Lavoro eccezionale, ai limiti dell’impeccabile. Senza subirne l’urto si salta da chitarroni e batteria da band alla cassa dritta e bassi devastanti. Incredibilmente moderno. I testi parlano di una Chicago diversa dal quella Drill e caratteristica della nomea di Chiraq. Frasi semplici ma caratteristiche. Sogni e qualche racconto di vita non semplice. La, anche, innata capacità di rendere godibile parole sconclusionate in rima. Senza un vero significato. QUARTETHING rappresenta per il rapper classe 93′ un bel distacco dal passato artistico, un percorso simile a quello che è stato di Vince Staples con Big Fish Theory. Esperimento riuscito che lo colloca nel girone di chi ce l’ha fatta. Rap consistente e sperimentazione. Finalmente.

Tracce preferite: Hallelujah, Look at my wrist, Fessional/Diamonds dancing, Karl Malone.

Intervista con Louis VI

Un’intervista* che ha i connotati di una chiacchierata amichevole. Louis con gentilezza e mettendosi a disposizione ha risposto in maniera entusiasta ad alcune mie curiosità, più che vere domande. Alcuni termini, quelli più colloquiali, non li ho voluti tradurre. Rimandano in maniera concreta a quella che è stata l’atmosfera del nostro scambio “epistolare moderno”. La speranza che nutro per la definitiva consacrazione di quest’artista è quella del più comune amico e coetaneo.

Louis Butler (aka Louis VI, ndr) è un musicista londinese, con un passato già forte all’attivo. Il suo ultimo album “Sugar Like Salt” ha riscosso subito i favori della critica e l’ha portato a programmare le sue prime esibizioni nella capitale inglese. Stile inconfondibile e senso ironico invidiabile.

Eugenio: Vorrei iniziare con il tuo recente brano con Mick Jenkins, Jazz got me. Secondo me, lasciami dire, questa canzone è il perfetto risultato della tua musica: un po’ di jazz e un po’ di hip hop. Recentemente, inoltre, ho letto una tua intervista con EZH (magazine di Jazz culture, ndr) dove fai una classifica dei tuoi dischi jazz preferiti. Quindi mi sorge spontaneo, quanto la tua musica è jazz e quanto è hip hop?

Louis: Grazie tante man, sono contento che il pezzo ti sia piaciuto. Non so dove l’hip hop finisce e il jazz inizia, sai la linea è così indistinta. Essendo onesti, non penso tu possa separare le due cose. I generi musicali dovrebbero aiutarci a definire e trovare relazioni tra le cose che ci piacciono, ma per me un migliaio di  generi differenti confluiscono nella mia musica, c’è il blues, il rock, un po’ di gospel, neo-soul. Davvero tante cose mi hanno influenzato, chi può dire se questa parte è jazz e quell’altra hip hop. Penso che sia la bellezza di entrambi questi generi in particolare, l’unica definizione che gli si addice è che sono sempre e costantemente in ridefinizione.

E: Certamente è così. Parlando invece di Lonely Road of the Dreamer (suo penultimo album, ndr), l’ho trovato un lavoro davvero profondo (sa a livello lirico che musicale) e riflette, secondo me, la tua sensibilità e capacità di emozionare. Lo dico perché al primo ascolto sono rimasto meravigliato dal mix di suoni e la tua voce. La mia opinione è giusta?

L: Nah bro, non sono affatto un ragazzo sensibile ahah! Ho fatto tanti errori nella mia vita, ma non ho rimpianti, forse, credo di essere un ragazzo emotivo. Penso lo siano tutti gli artisti no? Dobbiamo essere capaci di essere empatici ad un livello estremo per essere capaci di fare musica che qualcuno senta realmente. Capisci cosa intendo? Alla fine, però sì, hai ragione, il mix di suoni e voce penso provenga da me che provo ad esprimere me stesso in qualsiasi forma mi sia possibile.

E: Allora sei bravo a fare finta! So che sei anche un produttore, pensi sia necessario per essere credibile nella musica che fai? Questa tua abilità ti ha aiutato nel lavoro con Mick Jenkins, che è anche lui un producer?

L: Al 100% amico. Essere anche un producer significa guardare alla musica nell’insieme, ed è per questo che mi piace così tanto, non provo a dire le cose solo con le parole capisci? Le parole incontrano le basi e viceversa. Magari questo rende tutto il processo più lungo, però significa anche non avere restrizioni. Anche quando lavoro con un altro producer, cambio e arrangio il beat per renderlo sempre conforme all’idea che ho in testa. Sono davvero grato per questa cosa e non separerei nulla dall’insieme.

E: UK e Londra in particolare possono sicuramente offrire tanta ispirazione, ma non pensi che gli USA sia un miglior terreno dove coltivare la tua musica? Intendo dire che quando pensi al rap in UK, la prima risposta è il grime!

L: Vero, ma gli artisti grime mi hanno dato davvero grande ispirazione. Ricordo quando iniziai, avevo 14/15 anni, e c’erano rapper come Skepta, Wiley, Chipz, JME, Ghetts, D Double E non hanno mai abbandonato la scena. Tutti loro, in tutti questi anni ancora sono qui, da quando io non ero nemmeno in programma di nascere e nessuno, aldilà di poche persone a Londra, li conosceva. Adesso è una cosa globale. Arriverà anche il mio tempo, devo solo essere incredibilmente convinto e non fermarmi davanti a nulla. Comunque, la mia città natale mi ha dato tanta ispirazione ma alcune volte è davvero un posto buio (artisticamente e non solo ahah) e sovente hai bisogno di cambiare aria e prenderti una pausa prima di incominciare a pensare in maniera negativa e pessimista. Gli USA sono stati un posto, appunto, dove poter cambiare aria e davvero sono stati un luogo dove, non solo lavorare sulla mia musica, ma anche migliorare come persona. Ho imparato tanto riguardo me stesso e, so che suona sdolcinato, ma ho imparato ad amare chi sono solo a Brooklyn per la prima volta. Ero poi davvero entusiasta di portare la mia musica lì, dove tutto gira intorno all’hip hop essendone la madre patria. Sapevo che se avessi ricevuto approvazione e props dagli esperti e veterani del genere avrei avuto la conferma di star facendo qualcosa di buono.

E: Per quanto conta, la mia approvazione c’è. Ultima domanda. Cercando di non parlare solo di futuro, dato che credo che stare nel presente abbia più valore, come stai vivendo questo periodo della tua vita? Dove pensi sia il tuo posto in questa industria musicale sempre più veloce e affamata di novità?

L: Man stare nel presente è difficile, ma so essere importante. Tutto succede nel presente se pensi a quella cosa. Quindi facendo del tuo meglio oggi  il futuro sarà automaticamente migliore? Ahah!! Fam ora come ora, sto vivendo giorno per giorno e contando le ore per il mio primo show il 27 Settembre a Londra (svoltosi e posso assicurare grazie a testimonianze video, andato alla grande, ndr). Davvero non vedo l’ora di esibirmi. Ironicamente è uscito il mio nuovo album e le persone parlano con me come se avessi una marea di soldi e come se fossi un artista già affermato ma, amico mio, sono completamente all’opposto, senza un soldo da far schifo, ahaha. Alla fine, mi sto godendo la vita mentre il mio album è fuori, a Londra fa caldo e tutta la gente è ubriaca, felice e suona esibendosi dalle finestre delle loro case… davvero un bel periodo da vivere. Faccio musica nuova tutto il tempo e sto pensando di trasferirmi, è un periodo di transizione e io devo solo sbrigarmi, raccogliere le energie positive e sperare che tutto vada bene. Se c’è per me un posto nell’industria musicale? Assolutamente si e se non c’è ne creerò uno io! Ecco perché il mio brand si chiama #MisfitMafia. Io sono un Misfit, che fa musica, che parla di sé stesso. So che ci sono milioni di persone nel mondo che sanno che significa essere un outsider o che sanno di essere diverse. Alle persone, poi, sembra piacere un sacco il mio nuovo progetto, quindi sarà vero ciò che dico? Ahahah

*Intervista svoltasi tra il periodo precedente e successivo all’uscita del suo ultimo album (giugno 2018) e terminata nella traduzione e rifinitura nei giorni successivi al suo primo show (29 settembre 2018)

-Original lenguage interview-

 Recensione “Sugar Like Salt”

Why Khaliq – Clearwater ep

Cercare qualcosa di nuovo in quello che si fa quotidianamente è sempre un apprezzabile sforzo. Un Ep con suoni diversi, dal carattere impulsivo è quello che Khaliq ha creato. Gioia per le orecchie. 5 tracce salvifiche. La capacità di intrattenere l’ascoltatore con salti tra vari flow e virate inaspettate genera curiosità e dipendenza. La sua voce, che colpisce anche ottimi acuti, si fonde con le produzioni. Un vestito su misura per il suo matrimonio musicale. I toni dei testi sono più leggeri e smorzano in parte quelli dei suoi classici lavoro, non scadendo però nella banalità (diktat del 2018). Banger, intro ricercato e un po’ di celebrazione. 13 minuti che scorrono via senza esitazione. I secondi e terzi ascolti vengono via come acqua. CLEARWATER, grazie Why Khaliq.

Tracce preferite: tutte le 5

Louis VI – SUGAR LIKE SALT

Stiloso. Anche un po’ “fighetto”. Se non si conosce il personaggio lo si potrebbe pensare. Il primo vero progetto di Louis VI trasuda jazz hip hop da tutti i pori. E non potrei esserne più felice. Ci troviamo in terra inglese, Londra la base dell’artista. L’album, ad onor del vero, è stato prodotto e registrato quasi interamente negli USA, nei pressi di LA e New York. Per le mie coordinate ci siamo. Ammalianti i suoni e gli strumenti adoperati. Non bisogna essere amanti del genere per apprezzare. Basta davvero solo quello che dei 5 sensi ci aiuta a poter ascoltarla, la sua musica. Mai banale. Un sorprendersi continuo, così come l’arte del jazz insegna. E le mille superfici della musica elettronica spiegano. A questo punto si può pensare che i testi non siano all’altezza, che il suo flow non sia altrettanto valido. Eppure non è così. Maturità invidiabile nei testi. Impegno sociale. Stile personale nel rap. Cavalca il tempo con la voce, è il suo strumento in più. Aggiunge collaborazioni che avvalorano e non coprono mai. Il titolo è un inno alla dualità della vita. Dolce come il sale. Come le due anime che si confrontano nell’ora di ascolto. Hip Hop e Jazz. Inghilterra e USA. Con più fantasia di quella che riesco a liberare io potete trovarne altre. La musica vi accompagnerà nel pensiero e non ne potrete fare a meno.

Tracce preferite: Thurgood, Jazz Got Me, Floatin, Poison Love.

Og lenguage https://www.dropbox.com/sh/smcmsza820rmgk5/AADdA96CtsY5H14gesXFIDzTa?dl=0

Reeves Junya – the Internet changed my life

Tutta la poliedricità di Reeves è in questo disco. Cantante, rapper, produttore, regista e designer. Il rapper del Minnesota si trasforma e muta ogni qualvolta ne sente il bisogno. La stessa impressione si ha per il suo ultimo lavoro. Parte con del consistente rap. Fa una carezza all’R&B. Attraversa sonorità nuove e metriche alla “soundcloud rapper”. Piacevolissimi sono i ritornelli cantati con la sua voce. Un lavoro personale che non poteva lasciare spazio a collaborazioni vocali. L’art work della copertina dell’album riesce a cogliere tutte quelle che sono le contraddizioni del mondo online. Nei testi ne affronta le tematiche, saggiamente senza scadere nella scontatezza. A 25 ha la maturità giusta per coglierne il meglio. Mi ha colpito grazie alla sua consistenza e alla sua varietà. Non credo entrerà troppe volte ancora nelle mie cuffiette ma un paio di ascolti attenti li merita. Io non ho trovato quella personalità che mi ha folgorato (a livello musicale naturalmente). Per voi potrebbe essere diverso, potrebbe cambiarvi la vita.

Tracce preferite: Mad at me, the black Steve Jobs, the best Revenge.

Maxo Kream – Punken

Incredibilmente vero e crudo. Vita vissuta che ti arriva senza mezzi termini. Immischiato il giusto con la criminalità organizzata nella sua storia, racconta tutti gli angoli oscuri e meno della sua vita. Sta sulla base come pochi e grazie anche alla grande e potente voce regala grande energia. Non si risparmia nemmeno con i tecnicismi. Produzioni tutte bene fatte, lasciano tanto spazio al rapper texano di esprimersi al meglio. Le collaborazioni poche e essenziali (quella con 03 Greedo è una dichiarazione di guerra). Quello che racconta è il suo modo di vivere. I crimini come necessità e abitudine familiare. Non mancano smielate dichiarazioni d’amore alla nonna, figura di riferimento in un mare di caos. Uno storyteller nato. Se riuscirete a non farvi intimidire dalla stazza di Maxo, provate a capire come la musica lo aiuti. Aiuta anche voi.

Tracce preferite: Grannies, Capeesh, ATW, Roaches

Nessly – Wildflower

2018. Il lavoro del rapper è praticamente un grande riassunto di quello che si possa immaginare di trovare nel seguente anno. Fresco, ben fatto e con le collaborazioni giuste. Non spicca per novità. Riesce nonostante a non stancare. Tecnicamente è inappuntabile, astenersi puristi in ogni caso. La sperimentazione è utile e mai fuori contesto (in ogni caso la sua voce è già abbastanza molto spesso). Per quanto riguardo i testi sorprende. Parte in maniera profonda con l’intero, si concede qualche svago ogni tanto, ma resta sempre profondo e centrato. La copertina dell’album un po’ lo suggerisce. Unica nota stonata è l’ambientazione generale che suona un po’ troppo oscura alla Travis Scott (cioè suona come A$ap Rocky). Mancava da un po’ sulla scena e ci ha ripagati così. Gesto apprezzatissimo.

Tracce preferite: Ungrateful, WHOHASIT, Not my lover, Sorry not sorry.

Elucid – Shit Don’t Rhyme No More

Contropiede. Uso un termine sportivo. Quest’album ti sorprende, parte veloce e in 25 minuti ti distrugge. Eseguito alla perfezione. L’elettronica che che si sposa con il rap, lo struggente racconto che va a braccetto con le grandi responsabilità. Maniacale il lavoro che c’è dietro. Eppure incredibilmente istintivo. Flow che non colpisce per grandi tecnicismi, ma risulta perfetto per la ottimale godibilità di tutto il contorno. Le liriche prendono vita in un flusso di pensieri mai scontato. Non la cosa più leggera che sentirete nella vostra vita, attenzione. Apre la mente. Questo lavoro ti fa capire come prendersi libertà a livello artistico paghi e non seguire la massa ti faccia un grosso favore. Da ascoltare con rispetto, quello che Elucid prova per l’ascoltatore. Un regalo del 2018, Grazie.

Tracce preferite: Hyssop, 1010 wins, RZA taught me, Rick Ross moonwalk

Nipsey Hussle – Victory Lap

Finalmente. 5 anni dopo Crenshaw, torna con un debutto major. Adesso sono problemi per chi pensava di essere il re della West Coast (T.I., Snoop… coff coff). Il disco scende scorrevolissimo e traccia dopo traccia se ne vuole sempre una prossima. Devastante la facilità con cui “cavalca” le basi. Flow quasi asettico a volte, ma che colpisce subito l’ascoltatore. Le produzioni sono un evergreen. Un mix tra giovani produttori, fidati e lui stesso in cabina di regia. Il nome dell’album potrebbe trarre in inganno. Non è un disco di celebrazione, ma di racconto di quello che ha vissuto e di ricordi del passato che ancora lo attanagliano. La consapevolezza di quello che fa è una costante piacevole. Non è un lavoro semplice da digerire. Anche estremamente appetitoso. Le cose vanno fatte bene. E ci vuole tempo.

Tracce preferite: Blue Laces 2, Dedication, Hussle & Motivate, Loaded Bases

Adamn Killa – I am Adamn

All’inizio mi ha messo parecchio in difficoltà. Non sapevo se mi piacesse oppure fosse solo una strana impressione. Ho dato tempo al tempo. Secondo ascolto completo dell’album e non l’ho più abbandonato. Penso sia dovuto al fatto che Adamn sia un tipo alquanto strano. Non è etichettabile. Il suo lavoro è praticamente espressione di questp. Pezzi rilassati si alternano ad altri più melodici e catchy. Poi la traccia banger. Sonorità nuove e fresche. Non vi aspettate troppi colori però. Lui è pur sempre di Chicago. Sui testi c’è da fare un ragionamento. Non sono assolutamente nulla di che. In questo caso a me importa ben poco. Sono felice di essere partecipe dell’amore per la sua Killavesi. Mi interessa sapere quanto costano le sue scarpe. Perché costruisce tutto benissimo. Non convenzionale. Moderno. Adamn Killa fa per voi. Ma non lo sapete ancora.

Tracce preferite: 650 on my toes, i m goin, Cash cow, turtle feet